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Cronaca giudiziariaGarda

Il locale del Garda che sfidava la legge: continuavano a sfruttare le ragazze cambiando solo la ragione sociale

Operazione di Polizia e Guardia di Finanza a Lonato: sigilli al Club Pliè e nove misure cautelari.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Il locale del Garda che sfidava la legge: continuavano a sfruttare le ragazze cambiando solo la ragione sociale
Illustrazione a corredo: Il locale del Garda che sfidava la legge: continuavano a sfruttare le ragazze cambiando solo la ragione sociale

Un sofisticato stratagemma societario, finti enti culturali utilizzati per ripulire il denaro e una sfrontatezza tale da continuare l'attività illecita anche dopo essere stati scoperti dalle forze dell'ordine. C'è tutto questo dietro la maxi operazione di polizia giudiziaria scattata all'alba di giovedì 30 luglio 2026 sul lago di Garda, che ha portato al sequestro preventivo di un noto locale notturno e a misure cautelari per nove persone.

Al centro della tempesta giudiziaria si trova il "Club Pliè" di Lonato del Garda, una struttura che gli inquirenti considerano una vera e propria casa di prostituzione mascherata. Le fitte trame investigative della Procura della Repubblica di Brescia delineano accuse pesantissime a carico del gruppo: associazione a delinquere finalizzata al reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, autoriciclaggio dei proventi illeciti, truffa ai danni dello Stato e omessa dichiarazione fiscale ai fini dell'Iva e delle imposte dirette.

Un business illecito dietro lo schermo di enti fittizi

Il meccanismo, scoperto dai militari del Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Desenzano del Garda e dagli agenti della Squadra Mobile di Brescia, era studiato nei minimi dettagli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'attività di prostituzione – fiorita ininterrottamente tra il 2021 e il 2024 – veniva abilmente schermata attraverso due fittizi enti non commerciali. Queste associazioni culturali o ricreative fantasma servivano a giustificare le entrate e a riciclare i proventi accumulati negli anni.

Le indagini, supportate da una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite tra febbraio e ottobre del 2024, hanno squarciato il velo su ciò che accadeva realmente all'interno del Club Pliè, dove diverse donne venivano impiegate sistematicamente per prostituirsi.

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La sfrontatezza davanti alla legge e il cambio di nome

La svolta che ha spinto l'autorità giudiziaria ad applicare misure restrittive repentine risiede però nel comportamento degli indagati. Nonostante fossero già stati formalmente convocati per rendere gli interrogatori preventivi e fossero a conoscenza dei rilievi per evasione fiscale e truffa, i gestori non hanno affatto interrotto l'attività di sfruttamento. Al contrario, hanno cercato di aggirare le indagini limitandosi a modificare la ragione sociale del locale, continuando a operare nello stesso identico modo.

Davanti all'evidente pericolo di reiterazione del reato, è scattato il blitz. Oltre 50 agenti e militari hanno setacciato le province di Brescia, Mantova, Verona e Alessandria. L'operazione ha portato all'applicazione di due custodie cautelari agli arresti domiciliari e sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, oltre al sequestro preventivo "impeditivo" del locale gardesano per bloccare definitivamente l'attività illecita.

Essendo la vicenda ancora nella fase delle indagini preliminari, per tutti i nove indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino all'eventuale condanna definitiva.

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