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Brescia, sei gradi in più: ecco le tre zone dove il caldo resta più a lungo

Le analisi satellitari indicano via Milano, Stazione-via Corsica e Lamarmora come i principali hotspot dell’isola di calore urbana.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Brescia, sei gradi in più: ecco le tre zone dove il caldo resta più a lungo
Illustrazione a corredo: Brescia, sei gradi in più: ecco le tre zone dove il caldo resta più a lungo

Le immagini satellitari e gli studi sull’isola di calore urbana tracciano una mappa precisa del caldo a Brescia. In città, le differenze di temperatura superficiale tra le aree centrali più densamente costruite e le periferie con maggiore presenza di verde possono arrivare a 5-6 °C. Tra gli hotspot principali figurano via Milano, l’area della Stazione con l’asse di via Corsica e Lamarmora.

Il fenomeno è legato alla presenza di asfalto, cemento, edifici ravvicinati e superfici impermeabili, che assorbono energia durante il giorno e la restituiscono lentamente dopo il tramonto. Le analisi utilizzano dati satellitari Landsat 8 e 9, oltre agli studi SUHI, dedicati alla valutazione dell’isola di calore superficiale nelle città italiane.

Le tre aree più calde

Via Milano è indicata come uno degli esempi più evidenti. La continuità di asfalto, cemento, cortili interni e capannoni favorisce l’accumulo del calore e rallenta il raffrescamento serale. Le metodologie basate sulla temperatura superficiale del suolo e sull’indice UTFVI indicano, nelle aree centrali fortemente impermeabilizzate, anomalie fino a 6 °C rispetto alle zone periferiche più verdi.

A Lamarmora il problema riguarda anche la notte. I grandi parcheggi asfaltati, i cortili chiusi, gli edifici ravvicinati e la scarsa ventilazione possono trattenere il calore più a lungo, con differenze che la letteratura scientifica indica fino a 5 °C rispetto ai comparti meno urbanizzati.

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Nella zona della Stazione e lungo via Corsica si concentrano invece infrastrutture ferroviarie, piazzali, traffico e grandi superfici artificiali. Gli studi nazionali rilevano che aree con binari, edifici compatti e poca vegetazione possono superare la media cittadina di 5-6 °C, soprattutto durante le ondate di calore.

Altri punti critici sono Brescia Due, il comparto commerciale di San Polo, le grandi piazze del centro storico e le aree industriali di via San Zeno. In questi luoghi le anomalie possono raggiungere, a seconda delle caratteristiche, circa 3-5 °C rispetto alle zone più verdi o meno urbanizzate.

Il limite del monitoraggio

Una tesi magistrale sulla strategia climatica della città evidenzia però che Brescia non dispone ancora di una rete meteorologica urbana adeguata per misurare in modo continuo e dettagliato le temperature nei diversi quartieri. Per migliorare la conoscenza del fenomeno, progetti nazionali come MIRIFICUS, coordinati da CNR-IBE e ISPRA, utilizzano dati Landsat, Sentinel e mappe del consumo di suolo.

La città è quindi inserita nei programmi di transizione climatica, ma il monitoraggio più capillare resta necessario per valutare con precisione l’efficacia delle misure contro l’isola di calore.

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