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Nuovo progetto urbanisticoBrescia città

Ex Pietra Curva, cosa si nasconde dietro il sì della commissione?

Deroghe al Pgt, altezze triplicate e un passaggio che esclude il Consiglio comunale: ecco cosa prevede davvero la proposta approvata

Chiara Bonomi

Illustrazione a corredo: Ex Pietra Curva, cosa si nasconde dietro il sì della commissione?
Illustrazione a corredo: Ex Pietra Curva, cosa si nasconde dietro il sì della commissione?

Non chiamatelo un semplice recupero edilizio. Dietro il parere favorevole della commissione consiliare sull'ex Pietra Curva si consuma uno degli snodi urbanistici più delicati degli ultimi mesi a Brescia.

78mila metri quadrati in via Orzinuovi, un'area divisa tra due proprietà: la fetta più grossa è finita nelle mani di Turboden, la porzione minore appartiene a iPlanet e oggi ospita un distributore di carburante.

Cosa dice la perizia

Un documento chiave ha certificato il mancato utilizzo degli immobili, criticità strutturali, inquinamento e degrado ambientale, urbanistico e sociale. Risultato? Il complesso viene riconosciuto come edificio dismesso con criticità, condizione che fa scattare gli incentivi previsti dalla normativa regionale.

E qui arrivano i numeri che contano.

I numeri della trasformazione

L'indice edificatorio schizza da 0,3 a 0,33 metri quadrati per metro quadrato, con un incremento immediato del 10%. Non basta: può salire fino a 0,345 con un ulteriore 5%, subordinato a superfici deimpermeabilizzate e destinate a verde.

Ma il vero scossone al Pgt è un altro: saltano i limiti sulle destinazioni d'uso. L'attuale mix che prevedeva attività produttive, artigianali, commerciali, ricettive, direzionali, residenza e servizi viene spazzato via a favore di un insediamento prevalentemente produttivo e direzionale — circa 20.900 metri quadrati produttivi e 6mila direzionali.

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E l'altezza massima dei fabbricati? Da 8 a 14,25 metri, per fare spazio ai carriponte. Quasi il doppio.

Il nodo politico

L'assessora all'Urbanistica Michela Tiboni ha motivato la proposta con le esigenze di sviluppo aziendale e la necessità di avviare le bonifiche. Ma è proprio la sequenza procedurale a scatenare l'opposizione.

La consigliera Maria Chiara Fornasari non contesta l'interesse pubblico del recupero: contesta il metodo. Ha parlato di «cambiale in bianco»: il Consiglio comunale viene chiamato a votare le deroghe al Pgt senza conoscere il progetto completo.

Perché una volta autorizzate le modifiche, il piano attuativo risulterebbe automaticamente conforme e verrebbe approvato dalla Giunta, senza più tornare in Consiglio comunale.

Fornasari ha proposto due alternative: riconoscere subito solo l'interesse pubblico e rinviare le deroghe, oppure inserire la trasformazione nella variante generale al Pgt. Proposte rimaste inascoltate.

La commissione ha espresso parere favorevole. Fornasari, Maggi e Tacconi non hanno partecipato al voto. La palla ora passa al Consiglio comunale.

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