Cronaca di AteneoBrescia città
Cosa sapeva la Loggia delle molestie in Università? Il caso esplode in Consiglio comunale
Lunedì 27 luglio l'interpellanza del centrodestra dopo il report con 2.500 questionari e centinaia di testimonianze

Il caso scuote Brescia e ora varca le porte di Palazzo Loggia. Lunedì 27 luglio, in Consiglio comunale, l'opposizione di centrodestra presenterà un'interpellanza che promette scintille: cosa sapeva davvero il Comune del report shock dell'Università degli Studi di Brescia su molestie e violenze di genere? E, soprattutto, cosa ha fatto?
I numeri che hanno travolto l'Ateneo
Il documento al centro della bufera – 160 pagine costruite su circa 2.500 questionari – ha fotografato una realtà scomoda: una persona su tre tra gli intervistati ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di molestia, sessismo o violenza in ambito universitario. La percentuale sale al 43% tra le studentesse e raggiunge il 50% tra chi non si riconosce nel genere maschile o femminile.
Le testimonianze spaziano dai commenti sessisti alle battute inappropriate, fino alle avances insistenti, ai contatti fisici non desiderati e a presunte pressioni legate alla carriera accademica. Un quadro che ha spinto gli studenti a chiedere – e ottenere – la pubblicazione integrale del report, completato nel 2023 ma reso noto solo nel 2026.
La mossa del centrodestra
L'iniziativa porta la firma di tre consiglieri: Mariachiara Fornasari (Fratelli d'Italia), Fabio Rolfi (Lega) e Massimiliano Battagliola (Brescia Civica). La loro richiesta è chiara: sapere se la Loggia, in quanto ente capofila del Protocollo d'intesa della Rete territoriale istituzionale contro la violenza di genere, fosse a conoscenza dei contenuti del report prima della diffusione pubblica e quali iniziative abbia eventualmente intrapreso.
«Siamo consapevoli che il Comune non ha competenze sulla gestione dell'Ateneo – ha precisato Fornasari – ma riteniamo che debba fare la propria parte da capofila e chiedere chiarezza su quanto emerso».
Il nodo del protocollo
Il protocollo in questione, aggiornato nel 2021, mette attorno allo stesso tavolo Comune, Prefettura, Questura, autorità giudiziarie, Ats, Provincia, sindacati e, dal 2024, anche gli atenei bresciani. Proprio questo ruolo di coordinamento, sostiene l'opposizione, impone all'amministrazione di non restare in silenzio.
Rolfi ha tagliato corto: «Non puntiamo il dito contro nessuno, ma non vogliamo che la vicenda finisca in un cassetto. Il Comune ha un assessorato dedicato all'Università e non può ignorare una situazione che riguarda la città e l'attrattività dell'ateneo». Battagliola ha invece distinto il piano giudiziario da quello politico: «Le eventuali responsabilità penali spettano alla magistratura, ma qui chiediamo di capire se abbia funzionato il coordinamento della rete territoriale antiviolenza».
La risposta dell'amministrazione potrebbe arrivare già nella seduta di lunedì 27 luglio. Una data che rischia di trasformarsi in un banco di prova per la tenuta della rete antiviolenza bresciana.



