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Opzione B, più caraGarda

Costerà cento milioni in più del previsto: svelato il nuovo piano per il depuratore del Garda

Un dossier da ottocento pagine ridisegna la maxi opera bresciana da 310 milioni di euro sollevando già nuove polemiche.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Costerà cento milioni in più del previsto: svelato il nuovo piano per il depuratore del Garda
Illustrazione a corredo: Costerà cento milioni in più del previsto: svelato il nuovo piano per il depuratore del Garda

La grande opera più discussa, odiata e rimandata del bresciano ha finalmente un volto definitivo, ma porta con sé una cifra che rischia di far tremare i polsi a molti. Il nuovo progetto del depuratore del Garda non è semplicemente una versione aggiornata di quello vecchio: è una vera e propria rivoluzione infrastrutturale contenuta in un mastodontico dossier di oltre ottocento tavole tecniche. E il prezzo da pagare è lievitato in modo vertiginoso, sfiorando una somma da capogiro che supera di gran lunga le stime iniziali.

Andiamo nei dettagli: quanti soldi serviranno e perché il budget è esploso?

Un conto da 310 milioni di euro

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Il nuovo quadro economico redatto da Acque Bresciane fissa il costo dell'opera a ben 309.960.000 euro. Si tratta di quasi cento milioni in più rispetto ai precedenti preventivi. Un rincaro notevole dovuto a scelte ingegneristiche radicali.

Le indagini geologiche sul territorio hanno infatti costretto i progettisti a rivedere interamente le opere civili. Per evitare scavi tradizionali invasivi in alcune zone si ricorrerà al microtunnelling, mentre gli impianti di sollevamento dovranno essere notevolmente potenziati. A questo si aggiungono l'inflazione, l'impennata dei costi delle materie prime e una revisione completa dei sistemi di trattamento per garantire l'efficienza energetica.

Non solo un impianto: 60 km di tubi e condotte sottomarine

Per capire l'opera bisogna superare un vecchio equivoco: non si tratta solo di costruire un depuratore a Esenta di Lonato (nella localizzazione "Sud 2", in aperta campagna). Il cuore del progetto è una mastodontica rete di sessanta chilometri di collettori che attraverserà l'intera sponda bresciana del lago.

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Cinque nuove stazioni di pompaggio spingeranno i reflui verso sud, mentre una nuova doppia condotta sublacuale correrà sotto il lago per quasi dieci chilometri tra Toscolano Maderno e Salò. L'obiettivo è pensionare l'attuale sistema, ormai in funzione da oltre mezzo secolo.

Verso l'autosufficienza energetica

L'impianto di Esenta di Lonato sarà dimensionato per servire 200.000 abitanti equivalenti ed è stato progettato con criteri di sostenibilità ad alta tecnologia. L'acqua depurata servirà a irrigare circa 700 ettari di campagna circostante, mentre l'acqua non riutilizzata finirà nel fiume Chiese tramite un collettore dedicato. Dai fanghi di depurazione si produrrà biogas, affiancato da pannelli fotovoltaici e sistemi di recupero del calore con l'obiettivo di superare il 40% di autoproduzione energetica entro il 2035, puntando all'autosufficienza entro il 2045.

Il cronoprogramma e la battaglia politica

Il 30 luglio il prefetto Andrea Polichetti riunirà sindaci ed enti per illustrare il dossier da 800 pagine, passaggio chiave prima dell'avvio delle Conferenze dei servizi a settembre. Se i tempi verranno rispettati, il primo lotto si concluderà nel 2030, con la consegna definitiva dell'opera fissata al 31 dicembre 2035.

Ma la partita politica rimane accesissima. Le storiche proteste dei comitati, come il coriaceo "Presidio 9 agosto" che ha manifestato per oltre mille notti sotto il Broletto, non si sono mai spente. Il dibattito sullo scarico nel Chiese e sulla localizzazione a Lonato promette di riaccendersi non appena il mastodontico progetto entrerà nella fase autorizzativa.

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