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Il caso del docenteBrescia città

Va in pensione a 67 anni ma 44 ex studenti insorgono: «Il suo merito non si tocca»

Il giudice respinge il ricorso del professor Franco Manni del liceo Leonardo, ma la lettera dei suoi allievi al ministero tiene viva la battaglia.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Va in pensione a 67 anni ma 44 ex studenti insorgono: «Il suo merito non si tocca»
Illustrazione a corredo: Va in pensione a 67 anni ma 44 ex studenti insorgono: «Il suo merito non si tocca»

Un'aula di tribunale decide il futuro di una cattedra

Non basta una riforma, non basta un primo round vinto in tribunale, non bastano decine di ex studenti pronti a scendere in campo. Il professor Franco Manni, 67 anni, docente di storia e filosofia al liceo scientifico Leonardo di Brescia, dal prossimo 1° settembre dovrà andare in pensione. L'ha deciso il giudice del lavoro del Tribunale di Brescia, respingendo il ricorso contro il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età.

La partita sembrava ancora aperta. Ad aprile il Tribunale aveva annullato il primo decreto di pensionamento, ordinando all'Ufficio scolastico provinciale di rivalutare il caso alla luce della Legge di Bilancio 2025, che consente di trattenere in servizio i dipendenti pubblici oltre i 67 anni fino a un massimo di 70. Ma la nuova istruttoria si è chiusa con un altro no. E il 21 luglio il giudice ha chiarito un punto che lascia poco spazio ai ricorsi: la permanenza oltre l'età ordinaria è una facoltà dell'amministrazione, non un diritto del lavoratore.

Manni non si arrende e ha già presentato reclamo, ultimo tentativo per ribaltare la decisione. Ma per lui la norma voluta dal governo rischia di restare lettera morta: «La possibilità introdotta dalla Finanziaria 2025 è di fatto priva di efficacia, proprio perché subordinata alle scelte dell'amministrazione», ha dichiarato. E ha ricordato una pronuncia della Corte Costituzionale che, a suo avviso, dovrebbe consentire il prolungamento fino a 70 anni quando non è stato ancora raggiunto il massimo dell'anzianità contributiva.

La lettera che non ti aspetti: 44 firme da ex studenti tra i 19 e i 54 anni

Se la battaglia giudiziaria segna il passo, quella morale invece accelera. Un gruppo di ex allievi — 44 firme raccolte in pochi giorni, età compresa tra i 19 e i 54 anni — ha scritto al Ministero dell'Istruzione e del Merito una lettera aperta che è un atto d'accusa contro «la farraginosità degli automatismi della burocrazia».

Il passaggio chiave è diretto: «L'attuale governo ha voluto ribattezzare il dicastero della scuola ministero dell'Istruzione e del Merito. Ebbene, il prof. Franco Manni, di merito, ne ha da vendere». E gli ex studenti spiegano perché, scomponendo il concetto in due significati precisi: la competenza disciplinare — «conosce in modo profondo ciò che insegna, sia Storia che Filosofia, e lo espone in modo chiaro, vivificandolo mentre lo collega all'attualità» — e la capacità educativa, fatta di rapporto con gli studenti, gestione delle classi, ruolo di mentore.

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«Entrambi questi meriti non diminuiscono col tempo, ma si accrescono con l'esperienza — scrivono —. Dunque un insegnante più anziano può essere molto più esperto della propria disciplina e molto più esperto dei rapporti interpersonali di uno giovane».

Tra i firmatari compaiono Adriano Bernasconi, Luca Prandelli, Daniele Busi, Luca Grigolato, Massimo Seneci, Matteo Migazzi, Kim Chiari, Elisa Biasin, Valeria Valla e molti altri: un elenco di 44 nomi che fotografa quasi quarant'anni di generazioni passate tra i banchi del Leonardo.

Un addio (quasi) certo e una domanda ancora aperta

Salvo sviluppi favorevoli del reclamo, il 1° settembre Manni lascerà la cattedra. Gli resterebbe, in teoria, la strada del reclamo, ma le attese di successo sono ridotte. E intanto il professore lancia un avvertimento: il sistema pensionistico si basa su criteri che rischiano di scontrarsi con la carenza di docenti provocata dai pensionamenti della generazione dei baby boomer. «Potrebbe portare in futuro anche al richiamo in servizio degli insegnanti pensionati, come già avvenuto in altri settori», osserva.

La lettera degli ex studenti si chiude con una frase che è insieme epitaffio e appello: «Ogni volta che una legge costringe una persona competente, appassionata e ancora pienamente capace di svolgere il proprio lavoro a fermarsi esclusivamente perché ha raggiunto una rigida e inderogabile soglia d'età, non riceve un danno solo la persona interessata, ma lo riceve anche l'intera collettività».

Una tessera di un puzzle più grande, dove la domanda resta sospesa: può un calendario decidere quanto vale un insegnante?

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