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Attesa per Santa GiuliaBrescia città

Libri coperti coi teli e 21 anni di attesa: cosa sta per succedere a Santa Giulia?

La tensostruttura «provvisoria» è ancora in piedi dal 2004. Ecco il piano che cambierà volto al museo più importante della città.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Libri coperti coi teli e 21 anni di attesa: cosa sta per succedere a Santa Giulia?
Illustrazione a corredo: Libri coperti coi teli e 21 anni di attesa: cosa sta per succedere a Santa Giulia?

Chi varca l'ingresso del museo di Santa Giulia non si trova davanti un colpo d'occhio all'altezza della fama del sito UNESCO. Si imbatte in una tensostruttura di 9.000 metri quadrati che occupa la parte est del complesso, dove hanno sede biglietteria e book shop. E se piove, lo spettacolo è ancora più desolante: i contenitori di cataloghi e libri vengono spostati nella notte e coperti con teli di plastica per evitare che l'acqua li devasti.

La white room, chiusa anni fa sempre per infiltrazioni, aveva già lanciato l'allarme. Oggi il problema si è allargato. Eppure quella tensostruttura — installata nel 2004 sotto l'impulso delle grandi mostre — avrebbe dovuto esaurire la sua funzione insieme a quegli eventi. Ventuno anni dopo, è ancora lì.

Cosa è andato storto (e perché ora c'è una data)

La rimozione era stata annunciata due anni fa, ribadita nel 2024, mai partita. Il direttore della Fondazione Brescia Musei, Stefano Karadjov, lo spiega senza giri di parole: l'area è sotto la sorveglianza della Soprintendenza e ogni passo va concertato. Le soluzioni alternative — a cominciare dal trasferimento di biglietteria e book shop nella Sala degli Affreschi — hanno richiesto più tempo del previsto.

Ora però il cronoprogramma esiste: la tensostruttura dovrebbe essere smantellata nel 2027. E non sarà una semplice demolizione.

Cosa nascerà al suo posto

Con la rimozione, il perimetro del Viridarium — il giardino che già oggi è una delle sorprese più apprezzate del museo — si allargherà fino a coincidere con l'ingresso da via dei Musei.

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Karadjov però non si ferma qui. Sul tavolo c'è l'ipotesi di realizzare un padiglione che dia stabilità al servizio di ristorazione anche nei mesi più freddi (oggi attivo solo d'estate). E c'è un'idea ancora più ambiziosa: trasformare gli ex spogliatoi del circolo tennis Bettini in uno spazio per conferenze, una sorta di giardino d'inverno che accresca il fascino di quei luoghi.

Il grande ribaltamento: da Palazzo Maggi Gambara a San Cristo

L'operazione si inserisce in un ridisegno molto più vasto dell'accoglienza. Palazzo Maggi Gambara diventerà il nuovo portale verso il pubblico, in una sequenza che metterà in fila Capitolium, teatro romano, San Salvatore, l'ex monastero (oggi museo) e il Viridarium. È la logica del corridoio UNESCO, come la chiama Karadjov.

«E in questa logica si potrebbe pensare di far rientrare, dovremo farlo credo prima o poi, anche via Piamarta e San Cristo», aggiunge il direttore. L'orizzonte è un'area monumentale interconnessa e riconoscibile, con al centro una piazza vera — piazza del Foro — e non più solo virtuale.

Un museo che merita di più

Per chi visita Santa Giulia, la sensazione attuale è di precarietà. Non esattamente il miglior biglietto da visita per il museo più importante della città, che una volta superato l'ingresso riserva tesori straordinari. Il 2027, se le carte questa volta saranno rispettate, potrebbe essere l'anno in cui quella prima impressione cambia per sempre.

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