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Grave deficit idricoBassa bresciana

Le scorte d'acqua sono crollate del 50%, ma il vero allarme è un altro: cosa stanno decidendo per noi?

Mentre le riserve idriche della Lombardia si dimezzano, il destino dell'estate bresciana si gioca ogni settimana in una tesissima sala riunioni.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Le scorte d'acqua sono crollate del 50%, ma il vero allarme è un altro: cosa stanno decidendo per noi?
Illustrazione a corredo: Le scorte d'acqua sono crollate del 50%, ma il vero allarme è un altro: cosa stanno decidendo per noi?

Le riserve idriche della Lombardia sono ufficialmente dimezzate, ma la vera notizia non è solo quanta acqua manca: è la velocità vertiginosa con cui la stiamo consumando. In appena due settimane, il deficit rispetto alla media storica è passato dal 43,4% a un drammatico 50,8%. E così, l'acqua che irriga i campi della Bassa Bresciana non arriva più (solo) dal cielo, ma passa da una sala riunioni dove ogni goccia è oggetto di una trattativa serrata.

Fino a pochi anni fa sarebbe sembrato uno scenario da film, oggi è la normalità. Ogni settimana, tecnici di Regione Lombardia, Arpa, consorzi irrigui e colossi idroelettrici si siedono a un tavolo per decidere il destino dell'estate. È qui che si stabilisce quanta acqua far scendere dalle montagne, quanta trattenerne e quanta lasciarne ai fiumi. Una decisione che ha conseguenze immediate a decine di chilometri di distanza, trasformando un'apertura di diga in giorni di sopravvivenza per il mais.

La "banca dell'acqua" è in rosso

Per decenni la Lombardia ha vissuto grazie a una sorta di "banca dell'acqua" costruita durante l'inverno: la neve accumulata sulle Alpi si scioglieva lentamente d'estate, alimentando fiumi e laghi. Oggi quel meccanismo si è inceppato. Il deposito si riempie meno e si svuota più in fretta. Di conseguenza, le dighe idroelettriche hanno cambiato mestiere: non producono solo energia, ma sono diventate il grande serbatoio di sicurezza della regione, il nostro "cuscinetto climatico". Quest'anno, tra il 65% e il 70% del fabbisogno agricolo è stato soddisfatto proprio grazie a loro.

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Brescia paga il conto più salato

In questo scenario critico, la provincia di Brescia si trova in prima linea. I bacini dei fiumi Oglio e Chiese sono tra quelli che stanno pagando il prezzo più alto della siccità, con un deficit delle riserve che ha raggiunto rispettivamente il 50,3% e il 59,4% rispetto alla media. Cifre che spiegano perché la partita più delicata si giochi proprio dietro le paratoie delle dighe alpine che alimentano il nostro territorio.

Per evitare il collasso, la Regione ha chiesto ad A2A, Enel ed Edison di prolungare i rilasci straordinari fino al 7 agosto dai bacini dell'Adda e dell'Oglio. Un'iniezione di oltre 33 milioni di metri cubi d'acqua per "comprare tempo" e salvare i raccolti. Parallelamente, proseguiranno i rilasci concordati dal lago d'Idro verso il Garda.

La nostra regione sta vivendo attingendo ai risparmi, ma quando ogni estate diventa un'emergenza, il salvadanaio smette di essere un'assicurazione e diventa l'unico modo per arrivare a fine mese. Ogni rilascio salva un campo oggi, ma riduce le garanzie per un domani che si preannuncia ancora più secco. Ogni settimana, qualcuno deve scegliere a chi destinare una risorsa che non basta più per tutti. È questa, più di un lago a secco, l'immagine simbolo di un'estate appesa a un filo.

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