Dati sul BenacoGarda
Siccità, il Lago di Garda sta davvero finendo l'acqua? Ecco i numeri reali che non ti aspetti
Mentre gli altri bacini del Nord sono quasi all'asciutto, il Garda resiste grazie a una gestione strategica.

In un'estate torrida dominata dall'allarme siccità in tutto il Nord Italia, c'è un dato che cattura l'attenzione e riguarda molto da vicino il Lago di Garda. Mentre le immagini dei grandi fiumi e dei bacini prealpini in secca fanno temere il peggio, il più grande specchio d'acqua italiano sta mostrando una resistenza che molti ritenevano impossibile. Ma qual è la verità sullo stato di salute del bacino e cosa dobbiamo aspettarci per le prossime settimane?
I dati reali dicono che, per ora, lo scenario peggiore è evitato. Attualmente, il livello del Garda si attesta a circa 73 centimetri sopra lo zero idrometrico. Si tratta di un valore nettamente superiore rispetto ad altre annate critiche del passato: basti pensare che nello stesso periodo del 2022 il livello era di appena 36 centimetri, nel 2017 di 54, e che nel drammatico 2007 era crollato addirittura a 22 centimetri. Sebbene il livello sia in lento calo da diverse settimane, la soglia di massima allerta è ancora lontana.
Il confronto con gli altri laghi
La vera sorpresa emerge dal confronto diretto con gli altri grandi laghi del Nord, che si trovano in una situazione incomparabilmente più drammatica. Il Garda vanta oggi una percentuale di riempimento pari al 55,7%. Una cifra imponente se paragonata al drammatico 6% del lago Maggiore, al 6,5% del lago di Como o al magro 12,1% registrato dal vicino lago d'Iseo.
Questa tenuta eccezionale non è però un miracolo spontaneo, ma il frutto di una gestione concertata tra i diversi soggetti interessati. L'obiettivo è conciliare le esigenze degli agricoltori della pianura mantovana con la necessità di mantenere il bacino al di sopra di una determinata quota, così da tutelare l'ambiente, l'ittiofauna, il turismo e gli usi potabili.
Cosa succederà adesso
La situazione permette di guardare al mese di agosto con una certa serenità. Grazie alle riserve accumulate e a recenti temporali che hanno bagnato le campagne, la diga di Salionze, che regola il deflusso del Garda, ha potuto persino riaprire parzialmente i rubinetti per soccorrere le colture. Da lunedì 27 il deflusso è stato portato da 48 a 65 metri cubi al secondo, a fronte di un afflusso di circa 17 metri cubi al secondo.
Tali manovre lampo sono state rese possibili anche dai recenti interventi di manutenzione straordinaria sul sistema integrato Garda-Mincio, finanziati con 20 milioni di euro provenienti dal Pnrr.
Resta tuttavia un limite invalicabile: se il livello dovesse scendere sotto la soglia critica dei 30 centimetri, si manifesterebbero i primi problemi di pescaggio per gli acquedotti e lo stop forzato agli aliscafi del trasporto pubblico. Un'evenienza che, per ora, sembra fortunatamente lontana.





