Vini d'eccellenzaGarda
Solo nove in tutta Italia e due si fanno sul Garda: quali sono i vini biologici bresciani che hanno conquistato Parigi?
Le cantine Fioralba e Vedrine di Polpenazze trionfano alla trentesima edizione del prestigioso concorso internazionale Amphore

In tutta Italia sono appena nove le etichette che possono vantare questo prestigioso riconoscimento, e ben due di queste nascono a pochissima distanza l'una dall'altra, sulle colline bresciane del lago di Garda. Un risultato straordinario che accende i riflettori internazionali su Polpenazze, capace di farsi valere in una severa selezione tra centinaia di produttori provenienti da tutto il mondo.
I due unici vini bresciani premiati alla trentesima edizione di Amphore – il concorso internazionale di vini e liquori biologici ideato da Pierre Guigui che si tiene da sempre a Parigi – sono l'Aglera Valtenesi Groppello 2025 della cantina Fioralba e l'Aureo 2025 della cantina Vedrine. La competizione ha visto sfilare ben 315 vini, oltre a birre e liquori, rendendo la doppietta gardesana un trionfo di territorio.
L'oro di Vedrine e la svolta dell'ex manager
Per la cantina Vedrine l'affermazione parigina è ormai una felice costanza: l'azienda viene premiata ad Amphore da sei anni consecutivi. Quest'anno il suo Aureo 2025, un bianco a base di Erbamat e Trebbiana Valtenesi prodotto in appena 2.000 bottiglie, ha conquistato la medaglia d'oro, bissando il successo dello scorso anno che faceva seguito all'argento del 2024.
Dietro questi successi c'è una storia particolare. La cantina, fondata nel 2002, si estende su appena quattro ettari per una produzione limitata tra le 7 e le 8mila bottiglie l'anno. A guidarla è Dario Ferrarini, ex Chief Technical Officer (Cto) del gruppo Camozzi, da tre anni in pensione. Ferrarini ha trasferito la sua attitudine alla ricerca industriale direttamente nei vigneti della Valtenesi.
L'esperimento sulle orme di Dom Perignon
"L’Aureo è un vino nato come un esperimento – racconta Ferrarini – ma sta piacendo molto, soprattutto alla ristorazione, e ha ispirato la ricerca sui nostri spumanti". Da questa attitudine alla sperimentazione è nato anche il Nuit Dorè, uno spumante metodo ancestrale a base di Groppello ed Erbamat.
Ferrarini descrive questa sfida come una ricerca a ritroso nel tempo: "È come se mi fossi messo sulle orme di Dom Perignon, colui che ha ideato il metodo classico più di 400 anni fa. Ho pensato a uno spumante senza seconda fermentazione, ottenuto direttamente dal mosto e da uve mature. Un azzardo da 1.500 bottiglie che è andato bene".
La battaglia per i vitigni autoctoni
Il successo internazionale è anche l'occasione per accendere un dibattito sulla tutela della biodiversità locale. Il Trebbiana, utilizzato nell'Aureo, è considerato forse il vitigno più antico della Valtenesi, ma attualmente non è riconosciuto da alcuna Doc o Igt. "È un vero peccato – conclude il produttore – ma il confronto resta aperto e sarei orgoglioso di poter rappresentare il Consorzio con particolarità storiche come queste".





