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Adamello, 70 anni dopo la croce la cima resta vietata: il meteo blocca la spedizione del CAI Cedegolo
La storica campana a vento non ha potuto risuonare, ma lo spirito di cordata ha onorato la memoria dei fondatori

Settanta anni fa, una croce e una campana a vento in cima all'Adamello
Il 5 agosto 1956 un gruppo di alpinisti del CAI Cedegolo portò in vetta al massiccio dell'Adamello una croce e una campana a vento, imprimendo per sempre i propri nomi nella storia della sezione: Giuseppe Ferrari, Bonomo Gulberti, Giacomo Conca, Martino Frizza, Peppino Togni, Giuseppe Broletti e Bortolo Gelmini. Alla base della croce venne posto un medaglione-ricordo in memoria del Maggiore degli Alpini Giacomo Comincioli da Cevo, pluridecorato al Valor Militare in tre guerre e caduto sul fronte del Don.
Quella struttura originale ha resistito al logorio degli anni in quota fino al 2013, quando gli istruttori di alpinismo del CAI Cedegolo hanno provveduto a sostituirla con una nuova croce, collocata sul punto più alto del massiccio. La vecchia non è andata perduta: oggi è custodita nella sede del CAI Cedegolo, esposta insieme al progetto tecnico originario e alla lettera storica che annunciava la posa del 5 agosto 1956.
La spedizione del 2026: la montagna decide per noi
Per celebrare i 70 anni esatti da quel gesto, una spedizione del CAI Cedegolo ha tentato di raggiungere la vetta per far risuonare idealmente quella campana. Il meteo però ha deciso diversamente: condizioni avverse hanno impedito al gruppo di arrivare in cima.
Al rientro in valle, i partecipanti hanno racchiuso il senso profondo dell'impresa in poche parole: «La montagna ha deciso per noi, e saper rinunciare quando serve fa parte del bagaglio di ogni vero alpinista. Il nostro obiettivo era raggiungere la cima per far risuonare idealmente quella campana a 70 anni esatti dall'entusiasmo dei nostri padri fondatori. Non ci siamo riusciti fisicamente a causa del meteo, ma se è vero che non siamo arrivati in vetta, siamo sicuramente tornati a casa ancora più amici».
La presidente del CAI Cedegolo, Caterina Facchini, ha condiviso pienamente questo spirito: «Desidero ringraziare di cuore i nostri capigita per la saggia e sicura gestione della salita in condizioni avverse e tutti i soci che hanno partecipato con entusiasmo. Non abbiamo raggiunto la cima, ma abbiamo onorato la nostra storia nel modo migliore: camminando insieme con lo stesso spirito di cordata».
Una vetta sfuggita, dunque, ma una memoria rinnovata — a settant'anni di distanza da quel 5 agosto in cui i fondatori portarono la croce e la campana là dove il vento dell'Adamello non le ha mai abbandonate.




