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Sfratto entro il 9 settembre: madre di tre figli deve lasciare la casa del Comune

Cristina Biava racconta la storia dell'incendio del 2019 e l'assegnazione emergenziale dell'alloggio. L'amministrazione: "Aiuto economico se troverà una nuova sistemazione"

La Redazione

Illustrazione a corredo: Sfratto entro il 9 settembre: madre di tre figli deve lasciare la casa del Comune
Illustrazione a corredo: Sfratto entro il 9 settembre: madre di tre figli deve lasciare la casa del Comune

La lettera è arrivata dall’Ufficio notifiche, esecuzioni e protesti del Tribunale di Bergamo ed è stata per Cristina Biava un colpo al cuore, ma anche un campanello d’allarme per il futuro della sua famiglia. Entro il 9 settembre la donna di 59 anni dovrà lasciare l’appartamento di via Briolini ad Albino, dove vive con i suoi tre figli dal 2019.

«Nei giorni scorsi ho ricevuto una notizia terribile», racconta Cristina con la voce rotta dall’emozione. La situazione economica non è semplice: con uno stipendio normale e tre ragazzi a carico, trovare un nuovo appartamento sul mercato libero appare quasi impossibile. «L’unica soluzione che ho in questo momento è di allontanare i miei due figli più grandi, di 18 e 20 anni… e questo è angosciante per una mamma», confessa, prevedendo di tenere con sé solo il più piccolo, sedicenne.

Per comprendere la gravità di questo sfratto esecutivo bisogna fare un salto indietro al 2019. Nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno di quell’anno, un incendio devastò l’appartamento in affitto a Casale dove la famiglia abitava. I Vigili del Fuoco dichiararono l’immobile inabitabile. «Ho perso tutto: appartamento, vestiti, mobili. Abbiamo salvato solo le nostre vite», ricorda Cristina, raccontando come fu un gatto a svegliarli con i suoi miagolii mentre le fiamme divampavano.

Dopo il disastro, il Comune di Albino intervenne con la determina nr. 156 del 17 giugno 2019, assegnando alla famiglia un alloggio di sua proprietà in via emergenziale e in deroga alla normativa sulle case popolari. Cristina e i suoi collaboratori, tra cui l’ex marito, ristrutturarono l’appartamento, inizialmente in condizioni precarie.

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Tuttavia, l’assegnazione era nata con un vizio di forma temporale. «Mi era stato detto che l’alloggio era provvisorio, ma che sarebbe stato fatto un contratto d’affitto», spiega la donna, che più volte ha richiesto una regolarizzazione per non sentirsi trattata «come un’abusiva». Questa regolarizzazione non è mai arrivata.

Le intimazioni a liberare l’immobile si sono succedute nel tempo: il 21 aprile 2022, il 31 maggio 2024 e l’11 dicembre 2024. La Responsabile dell’Area Servizi alla Persona aveva chiarito fin dal 2022 che si trattava di una misura di urgenza a tutela dei minori, non definitiva.

Il sindaco di Albino, interpellato sulla vicenda, ha spiegato la posizione dell’amministrazione: «Il Comune l’ha ospitata in via emergenziale e provvisoria. Se troverà una casa le daremo, se necessario, un aiuto economico per la caparra o una quota dell’affitto». Resta ora da vedere come Cristina riuscirà a garantire un tetto ai suoi tre figli rispettando la scadenza imposta dal Tribunale.

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