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Alluvione in Valcamonica, piovono 18 milioni dalla Regione ma il sindaco frena: "Ecco cosa manca davvero"

A quattro anni dal disastro di Niardo, Braone e Ceto arrivano nuovi fondi per la messa in sicurezza. Ma il primo cittadino Markus svela il percorso ancora in salita e la beffa dei rimborsi per cittadini e imprese.

La Redazione

Illustrazione a corredo: Alluvione in Valcamonica, piovono 18 milioni dalla Regione ma il sindaco frena: "Ecco cosa manca davvero"
Illustrazione a corredo: Alluvione in Valcamonica, piovono 18 milioni dalla Regione ma il sindaco frena: "Ecco cosa manca davvero"

A quattro anni esatti dalla terribile notte che mise in ginocchio Niardo, Braone e Ceto, dalla Regione Lombardia arriva una notizia che suona come una boccata d'ossigeno: uno stanziamento da 18,66 milioni di euro per la ricostruzione. Eppure, non è la soluzione che tutti aspettavano. La notizia, che coincide quasi perfettamente con l'anniversario dell'alluvione tra il 27 e il 28 luglio 2022, è stata accolta con cautela dal sindaco di Niardo, Ivan Markus, che getta acqua sul fuoco dei facili trionfalismi, svelando perché la strada per la piena normalità sia ancora lunga e tortuosa.

I fondi, inseriti nell'assestamento di bilancio regionale 2026-2028 come annunciato dalla consigliera Claudia Carzeri, sono destinati a opere pubbliche strategiche. La fetta più grande, circa 14 milioni di euro, spetta a Niardo e servirà a finanziare quello che il sindaco definisce "un intervento decisivo": l'allargamento del torrente Cobello, uno dei due corsi d'acqua esondati quattro anni fa, nel tratto tra il fiume Oglio e la superstrada. Un'opera fondamentale per il sistema di protezione del paese.

Un puzzle da 60 milioni ancora da completare

"Sicuramente è un tassello importante di un puzzle che però richiederà tempo per essere completato", ha spiegato il sindaco Markus. I nuovi fondi, infatti, coprono solo una parte del piano complessivo di messa in sicurezza, che ammonta a oltre 60 milioni di euro. Mentre sono già in corso lavori sul torrente Re (per oltre 20 milioni), all'appello mancano ancora opere cruciali come le "piazze di deposito" tra la superstrada e il centro abitato, di cui non esiste ancora nemmeno una progettazione. A questo si aggiunge la preoccupazione per la sicurezza della zona artigianale, minacciata dal torrente Fa.

La beffa dei rimborsi, bloccati a Roma

Ma il capitolo più doloroso, quello che tocca direttamente le famiglie e gli imprenditori, è un altro. Questi 18,66 milioni non sono destinati agli indennizzi per i privati. Cittadini e aziende hanno denunciato danni per oltre 10 milioni di euro, ma le somme liquidate finora sono ben lontane dalle perdite subite. Il sindaco Markus ha rivelato il motivo del ritardo, che suona come una beffa: "A Roma la nostra istruttoria è stata inserita insieme a quelle del 2023, anno dell'alluvione in Emilia Romagna. Il Ministero ora sta probabilmente effettuando una ricognizione per valutare quanti fondi mettere a disposizione". Il timore, espresso a chiare lettere, è che i tempi possano allungarsi ulteriormente, lasciando ancora una volta sole le comunità che quattro anni fa videro le loro vite travolte da acqua e fango.

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