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Fuga disperata nell'Oglio: finisce in cella per la morte dello spacciatore rivale

Nuovo arresto per l'agguato di Pontoglio: l'uomo morì nel fiume cercando di scampare ai proiettili

La Redazione

Illustrazione a corredo: Fuga disperata nell'Oglio: finisce in cella per la morte dello spacciatore rivale
Illustrazione a corredo: Fuga disperata nell'Oglio: finisce in cella per la morte dello spacciatore rivale

Una nuova stretta della giustizia nella faida per il controllo dello spaccio di droga che insanguina le sponde del fiume Oglio. I carabinieri della Compagnia di Treviglio hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, accusato di concorso in omicidio per i tragici fatti avvenuti a Pontoglio lo scorso anno.

L’indagine fa il punto su una notte di sangue e fughe disperate. Tutto risale al 12 aprile 2025, quando una spedizione punitiva ha sconvolto la tranquillità della zona rivierasca. L’obiettivo degli aggressori era chiaro: mantenere il ferreo controllo sulla piazza di spaccio locale, reagendo con violenza a un presunto "sconfinamento" territoriale operato da una fazione rivale.

Nel mirino degli investigatori c’è la dinamica dell’agguato che ha coinvolto due cittadini nordafricani. Le ricostruzioni, emerse grazie al lavoro coordinato dalla Procura della Repubblica di Brescia e condotto operativeamente dai militari della Compagnia di Chiari, dipingono un quadro di caccia all’uomo spietata. Soiyt Abdelilah, 32 anni, classe 1993, si è trovato improvvisamente sotto il fuoco nemico.

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Per salvarsi la vita, Abdelilah ha compiuto un gesto estremo: nel tentativo di sottrarsi agli aggressori e ai proiettili che gli venivano sparati addosso, si è gettato nelle acque fredde e tumultuose del fiume Oglio. Una fuga disperata che si è rivelata fatale. Il corpo dell’uomo è stato ritrovato senza vita poco dopo, vittima non solo della violenza dei suoi inseguitori, ma anche delle insidie della corrente.

L’arresto eseguito il 16 luglio 2026 rappresenta un tassello fondamentale per fare chiarezza su quella vicenda. L’uomo finito in cella è ritenuto dagli inquirenti corresponsabile della morte di Abdelilah. Le indagini hanno permesso di delineare con precisione i ruoli all’interno della spedizione punitiva, smantellando pezzo dopo pezzo la trama che portò alla tragica fine del 32enne.

La guerra per il territorio, come emerge dagli atti, non conosce tregua e il prezzo da pagare continua a essere altissimo. Mentre la giustizia segue il suo corso per assicurare i responsabili alla pena, resta il segnale forte inviato dalle forze dell’ordine: nessun "sconfinamento" o tentativo di scalzare gli equilibri criminali esistenti resterà impunito, anche quando le conseguenze si consumano nelle acque del fiume.

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