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Diritto alla saluteAttualità

Brescia, 6.124 testamenti biologici: una Dat ogni 157 abitanti

La provincia è 48esima in Italia, mentre la Lombardia raggiunge il decimo posto nazionale.

La Redazione

La provincia di Brescia conta 6.124 Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), una ogni 157 abitanti. Il dato, aggiornato a dicembre 2025, emerge dall’Osservatorio Dat promosso dall’Associazione Luca Coscioni e colloca il territorio bresciano al 48esimo posto nella classifica nazionale.

Le Dat, comunemente chiamate testamento biologico, permettono a ogni persona maggiorenne di indicare in anticipo quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare nel caso in cui, in futuro, non sia più in grado di esprimere autonomamente la propria volontà. Possono contenere indicazioni su accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, oltre alla designazione di un eventuale fiduciario.

Il confronto in Lombardia

La Lombardia è al decimo posto tra le regioni italiane per diffusione delle Dat, con una disposizione ogni 149 abitanti. A livello provinciale, Brescia è preceduta da Varese, Milano e Como. Varese occupa il settimo posto nazionale, con una Dat ogni 104 abitanti e 6.469 dichiarazioni depositate. Milano è 31esima, con un rapporto di una ogni 138 abitanti, mentre Como è 34esima, con una ogni 142.

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Dopo Brescia si trovano Bergamo, al 52esimo posto con una Dat ogni 167 abitanti, Lecco al 55esimo con una ogni 169, Cremona al 62esimo con una ogni 175, Pavia al 63esimo con una ogni 177, Monza e Brianza al 64esimo con una ogni 178, Lodi al 65esimo con una ogni 179 e Mantova al 68esimo con una ogni 182 abitanti.

Un monitoraggio dai Comuni

L’indagine è stata realizzata attraverso un accesso agli atti rivolto a tutti i 7.894 Comuni italiani, per raccogliere il numero di Dat ricevute dalle amministrazioni. L’associazione la considera l’unico monitoraggio nazionale attualmente disponibile, in assenza della relazione ufficiale del Ministero della Salute.

Secondo Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere, la conoscenza di questo diritto sta migliorando, ma troppo lentamente. «Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta», hanno dichiarato, attribuendo il progresso soprattutto all’attività di associazioni e cittadini impegnati nell’informazione sul fine vita.

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