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«Non so dove sia, ma il cuore di mio figlio batte ancora»: otto anni dopo la mamma di Stefano torna in lacrime

Inaugurata la nuova «Stanza della Vita» agli Spedali Civili: qui i medici chiedono alle famiglie il consenso alla donazione. E i numeri di Brescia parlano chiaro: città al secondo posto in Lombardia.

La Redazione

Illustrazione a corredo: «Non so dove sia, ma il cuore di mio figlio batte ancora»: otto anni dopo la mamma di Stefano torna in lacrime
Illustrazione a corredo: «Non so dove sia, ma il cuore di mio figlio batte ancora»: otto anni dopo la mamma di Stefano torna in lacrime

«Tra il dolore e la scelta passò pochissimo tempo»

Paolo e Antonella non hanno esitato. Quando il figlio Stefano, 16 anni, morì in un incidente in motorino, dissero subito sì alla donazione degli organi. «Non so dove sia, ma so che in giro c'è ancora il cuore di mio figlio», racconta papà Paolo, una certezza che lo tiene ancora in piedi.

Da allora hanno scelto di mettersi in prima linea per l'Aido, per ricordare che si può donare anche nel momento peggiore. «La nostra missione – spiegano – è invitare tutti a esprimere il consenso». E ieri erano presenti all'inaugurazione della seconda «Stanza della Vita», realizzata agli Spedali Civili, al piano di Neurorianimazione.

Un posto per scegliere senza correre

Non ci sono monitor, né allarmi. La stanza è piccola e raccolta, lontana dal rumore della terapia intensiva. Intitolata ad Angelo Onger, fondatore di Aido a Brescia, è lo spazio dove medici e infermieri parlano con i familiari di chi non ha lasciato la propria volontà sulla donazione.

L'équipe chiede un consenso che può cambiare molte vite. «Questa è la dimostrazione che il SSN è vivo», ha commentato il direttore generale Luigi Cajazzo. «Qui non si firma e basta: è il luogo che custodisce la speranza».

I numeri di un anno da record

Secondo la dottoressa Paola Terenghi, responsabile del coordinamento ospedaliero di procurement, sono già 30 i potenziali donatori segnalati in questo 2025; e di questi, 21 hanno già donato. Il dato complessivo dell'anno scorso vede gli Spedali Civili al secondo posto in Lombardia per numero di segnalazioni: 53, con 38 donazioni effettive.

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«I numeri di quest'anno sono buoni, ma si può fare di più», sottolinea il professor Francesco Rasulo, direttore dell'Anestesia e Rianimazione a indirizzo neurorianimatorio. Il messaggio è netto: la scelta salvavita è ancora troppo poco conosciuta, e la Stanza della Vita serve a combattere i no dovuti all'impreparazione.

«Bisogna dire sì e fare in modo che una vita terminata possa continuare in un'altra persona», aggiunge Vittoria Mensi, presidente di Aido provinciale.

Una rosa rossa per Stefano

Al termine degli interventi Antonella ha deposto una rosa rossa nella stanza nuova – un segno per il figlio Stefano. «Se con un gesto si può salvare o migliorare la vita di qualcuno, non ha senso dire di no».

I muri sono decorati dai ragazzi della classe IV B del Liceo Foppa (indirizzo Arti figurative): un uccello dalle ali d'oro che spicca il volo, l'araba fenice, il cielo azzurro e l'alba. «Coinvolgerli in questo progetto – ha commentato Giovanni Lodrìni, direttore del Gruppo Foppa – li ha aiutati a diventare cittadini consapevoli e a comprendere che la vita è il bene più grande».

E così la «Stanza della Vita» si conferma come il luogo preciso per l'addio che diventa speranza. Un'idea che nella storia di Paolo e Antonella ha già il suo manifesto più potente.

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