Tra passato e presenteHinterland
Buffalora: da discarica a gioiello culturale, ma il giovedì è incubo
La storia della Sala Recaldini salvata dall'abbandono si scontra con il caos dei locali notturni e la carenza di servizi sanitari

Nascosta tra le pieghe di uno dei quartieri più antichi di Brescia, c'è una storia che sa di riscatto urbano e memoria collettiva. Buffalora non è solo un insieme di case, campi e ville signorili sorte sulle vestigia romane: è il teatro di una trasformazione radicale che parte da un edificio dimenticato.
Negli anni Cinquanta la parrocchia di Santa Maria Bambina vendette un suo spazio per costruire una chiesa più ampia. Quel luogo, da sacro divenne profano, finendo trasformato in un'officina meccanica. Per decenni rimase lì, silenzioso testimone del tempo che passa, fino al 1998. Fu allora che Giovanni Molinari, oggi ottantatreenne, fece una scelta audace: acquistò la sala per strapparla all'oblio. «Non volevo che un luogo così storico rimanesse dimenticato», racconta Molinari, ricordando la bellezza artistica che rischiava di andare perduta. Dopo la morte di don Andrea Recaldini nel 1999, la sala fu dedicata a lui, commemorando i quarant'anni di servizio del parroco. Oggi, quel che fu officina è uno dei luoghi più suggestivi della città, palcoscenico per concerti, mostre e conferenze.
Ma Buffalora non è solo la Sala Recaldini. È una trama fitta di associazioni che tengono unita la comunità: dal Circolo Acli, punto di riferimento con i suoi servizi sociali, alle realtà come «Il Sorriso» e «Un sole per tutti», impegnate rispettivamente nel contrasto al disagio giovanile e nell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. A questi si aggiungono la biblioteca, gli alpini e i gruppi sportivi, mentre il verde pubblico offre respiro con il Parco delle Cave, i suoi quattro laghi, e le aree di via Don Milani.
Tuttavia, sotto questa patina di serenità comunitaria, covano tensioni forti. Il tallone d'Achille del quartiere ha un nome preciso: l'Anda Tropicale. Ogni giovedì, l'apertura del locale attira migliaia di giovani, trasformando la tranquillità residenziale in un vero e proprio incubo logistico. Auto parcheggiate selvaggiamente sui prati del parco delle Bettole, schiamazzi notturni, bottiglie abbandonate e scene di degrado urbano che costringono residenti a fare i conti con il vomito e l'urina per le strade.
«Dopo il confronto con Amministrazione comunale, Polizia locale e cittadini sono state introdotte nuove misure che hanno migliorato la situazione, ma il tema rimane molto sentito», spiega Plebani, presidente del Cdq. Le criticità non si fermano qui: l'attesa per le novità legate al centro sportivo Rigamonti porta con sé la paura di un ulteriore aumento del traffico e la cronica mancanza di posti auto.
Ma c'è un emergenza silenziosa che preoccupa ancor di più le famiglie: la sanità. Il quartiere è sprovvisto di un medico di base. Dopo il pensionamento dell'ultimo dottore, lo studio di via Buffalora è rimasto vuoto, senza sostituti. Un vuoto assistenziale che crea disagi enormi, soprattutto per la popolazione anziana, costretta a cercare cure altrove mentre il cuore storico di Buffalora, tra passato romano e futuro incerto, attendere risposte concrete.




