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Concesio, dopo la condanna il Comune chiede 2,2 milioni all’ex impiegata infedele

Oltre al risarcimento penale, l'ente vuole il danno d'immagine: la sentenza civile è attesa entro l'anno

La Redazione

Illustrazione a corredo: Concesio, dopo la condanna il Comune chiede 2,2 milioni all’ex impiegata infedele
Illustrazione a corredo: Concesio, dopo la condanna il Comune chiede 2,2 milioni all’ex impiegata infedele

È bastata una condanna penale definitiva per chiudere solo metà della questione. A Concesio, l’Amministrazione comunale ha deciso di fare sul serio e puntare al recupero totale delle risorse pubbliche sottratte da un’ex impiegata. Non si tratta solo di restituire il malloppo, ma di risarcire l’immagine dell’ente. Per questo, il Comune ha aperto un fronte civile che potrebbe costare all’ex dipendente oltre due milioni di euro.

La notizia emerge dalla risposta del sindaco Agostino Damiolini a un’interrogazione della minoranza «Partecipare per Concesio», discussa in consiglio lo scorso 28 luglio. La scelta strategica dell’ente è stata netta: non costituirsi parte civile nel processo penale, dove l’ex dipendente è già stata condannata a 3 anni, 9 mesi e 16 giorni di reclusione con confisca dei beni e un risarcimento di 773.253,10 euro. Una strategia che il palazzo punta a rivelarsi più efficace per il recupero integrale delle somme.

I numeri della causa civile

Nel nuovo giudizio civile, il Comune ha presentato un conto salatissimo. Da una parte chiede la restituzione di 762.916 euro, cifra che l’ente ritiene corrispondente alle somme effettivamente sottratte. Dall’altra, la voce più corposa: 1.525.832 euro richiesti a titolo di danno d’immagine. Il totale supera i 2,2 milioni di euro. Per garantire almeno una parte di questa somma, già nel dicembre 2024 era stato ottenuto un sequestro conservativo dei beni dell’ex dipendente fino a 400 mila euro.

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La sentenza civile è attesa entro la fine dell’anno. Se le richieste dell’ente verranno accolte, si potranno finalmente avviare le procedure di pignoramento.

Le banche chiudono il contenzioso

Nel mirino della Procura della Corte dei conti erano finite anche le due banche che gestivano la tesoreria comunale, chiamate in causa per responsabilità sussidiaria. Il procedimento si è definito con un accordo stragiudiziale: gli istituti hanno versato al Comune rispettivamente 32.500 euro e 21 mila euro. Somme già incassate dall’amministrazione, che chiudono questo specifico capitolo di responsabilità esterna.

Nuovi controlli per evitare il ripetersi

La vicenda, che ha riguardato il periodo tra il 2012 e il 2024 (anche se le condotte prima del luglio 2015 sono state dichiarate prescritte), ha costretto il Comune a un radicale ripensamento interno. Dalla scoperta dell’ammanco, l’ente ha completamente rivisto il sistema dei controlli, le procedure di pagamento e le abilitazioni informatiche. «L’obiettivo – sottolinea il primo cittadino – è impedire il ripetersi di episodi analoghi e rafforzare la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche». Una stretta necessaria, dopo anni di fessure nel sistema che hanno permesso all’ex dipendente di agire indisturbata.

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