L'impatto energeticoHinterland
Data center da 120 Mw a Travagliato: consuma come 300mila case
Il sindaco Pasinetti non rivela il nome del colosso ma pone veti stringenti su acqua e calore

Potrebbe nascere a Travagliato uno dei data center più potenti d’Italia. Una struttura progettata per assorbire 120 Megawatt di potenza, una mole di energia sufficiente a "bruciare" un miliardo di kilowattora ogni anno. Per comprendere la portata dell’impatto, basti pensare che si tratta dello stesso consumo annuale di 300mila abitazioni.
La notizia ha acceso i riflettori sull’intera provincia, già tra le più energivore della penisola, mentre fuori dal municipio circa 300 ambientalisti sventolavano striscioni per chiedere il blocco immediato dell’iniziativa. Il primo cittadino, Renato Pasinetti, ha aggiornato il consiglio comunale chiarendo però che al momento nulla è stato definitivamente deciso.
Chi sono i protagonisti?
Il progetto è stato presentato lo scorso dicembre dalla società immobiliare bresciana East Gate Srl, che ha protocollato in Comune una domanda di piano attuativo. Nei giorni successivi, la Provincia ha avviato il procedimento per una connessione alla rete da ben 300 Mw, cifra che supera la richiesta iniziale del singolo impianto.
Sebbene la società promotrice non abbia rivelato l’identità del committente finale, dalle dichiarazioni del sindaco emergono voci insistenti che puntano il dito contro due giganti della tecnologia globale: Amazon o Meta. Pasinetti ha confermato che un "grande player internazionale" sarebbe interessato alla realizzazione, ma ha ribadito la necessità di avere nomi e cognomi prima di qualsiasi valutazione politica.
Le domande irrisolte dell'amministrazione
Il Comune di Travagliato non ha chiuso la porta a priori, né ha dato il via libera. L’approccio, secondo Pasinetti, è puramente tecnico e cautelativo. L’amministrazione ha inviato una serie di quesiti precisi alla East Gate Srl, rimanendo tuttavia in attesa di risposte.
Le priorità sono chiare: tutela della salute dei cittadini e salvaguardia ambientale. I dubbi riguardano principalmente la risorsa idrica, cruciale per gli impianti di raffreddamento di queste strutture, e la gestione del calore disperso. Il sindaco chiede se sia previsto un recupero termico simile a quanto realizzato da A2A nel capoluogo, per evitare sprechi energetici e impatti termici sul territorio.
Il nodo della normativa regionale
Un ulteriore punto di frizione riguarda la localizzazione dell’impianto. Una recentissima norma regionale stabilisce che i data center debbano essere realizzati prioritariamente su siti dismessi. L’area individuata a Travagliato, però, non rientra in questa categoria: si tratta di un terreno già classificato come edificabile dal 2011.
Pasinetti ha riconosciuto la discrepanza con lo spirito della nuova legge, ma ha sottolineato un aspetto procedurale fondamentale: la domanda è stata presentata prima dell’entrata in vigore delle nuove direttive. La normativa, infatti, predilige il recupero delle aree dismesse ma non vieta esplicitamente l’insediamento su suoli già destinati all’edilizia.
Un confronto dimensionale
Per dare una misura concreta delle proporzioni in gioco, il progetto di Travagliato appare di un ordine di grandezza diverso rispetto alle realtà già note. Il data center che la società Intred sta realizzando in città, ad esempio, avrà una potenza di 4 Mw. L’impianto proposto nel basso bresciano sarebbe quindi trenta volte più grande, configurandosi come una infrastruttura critica per il sistema energetico locale.
Mentre la minoranza e i comitati ambientalisti elencano impatti potenzialmente insostenibili, dall’isola di calore al consumo idrico massivo, il sindaco chiude con una nota di fermezza: le scelte amministrative passate, come l’opposizione congiunta con Cazzago, Rovato e Berlingo alla discarica in Macogna, dimostrano la linea di tutela portata avanti dall’ente. Ora la palla torna agli sviluppatori, che dovranno fornire i dettagli tecnici mancanti.




