Scontro sindacaleEconomia
Electrolux non ritira il piano: 1.700 esuberi e chiusura stabilimento ancora sul tavolo
Il negoziato riparte a settembre, ma i sindacati temono il peggio

Il caso Electrolux Continua a tenere con il fiato sospeso i lavoratori e le istituzioni. Nonostante il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’ipotesi di 1.700 licenziamenti e la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi restano sul tavolo. La multinazionale svedese, leader nel settore degli elettrodomestici, non ha ritirare il suo piano industriale, che prevede anche lo spostamento di parte della produzione in Polonia e un progressivo disimpegno dall’Italia.
Il negoziato, dopo l’incontro con sindacati e rappresentanti istituzionali, riprenderà a settembre. Le prime date in agenda sono già state fissate: il 3 e 4 settembre si terranno incontri tecnici sugli aspetti specifici della vertenza, in vista di un tavolo plenario previsto per ottobre. Ma, nonostante l’apertura al dialogo, i sindacati non nascondono le loro preoccupazioni. La Fiom Cgil, in particolare, teme che Electrolux intenda mantenere intatta la maggior parte del piano, con conseguenze pesanti per l’occupazione e il tessuto industriale italiano.
La vertenza Electrolux si inserisce in un contesto europeo già segnalato come critico: negli ultimi sei anni, come emerso durante l’incontro al Mimit, sono stati chiusi 25 stabilimenti del settore elettrodomestico in Europa. Un dato che non può non allarmare, soprattutto se si considera che il piano della multinazionale svedese rischia di aggravare ulteriormente la situazione.
Ora, mentre si attende la ripresa dei confronti, la domanda che aleggia tra i lavoratori è una sola: riuscirà il tavoli di dialogo a salvare i posti di lavoro, o il piano da 1.700 esuberi diventerà realtà?




