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Ex Ilva in bilicoItalia e Mondo

Ex Ilva, 90 giorni per chiudere l'area a caldo: cosa succede ora a 20mila lavoratori?

La Corte d'appello di Milano accoglie il reclamo dei cittadini tarantini: stop alla produzione siderurgica a caldo, il governo resta senza risposte

La Redazione

Illustrazione a corredo: Ex Ilva, 90 giorni per chiudere l'area a caldo: cosa succede ora a 20mila lavoratori?
Illustrazione a corredo: Ex Ilva, 90 giorni per chiudere l'area a caldo: cosa succede ora a 20mila lavoratori?

Novanta giorni, non uno di più. È il tempo che la Corte d'appello di Milano ha concesso per fermare l'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, il cuore pulsante e più inquinante dello stabilimento siderurgico. Ma cosa succederà davvero a fine ottobre, quando il termine scadrà?

La decisione dei giudici

La Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d'appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini, riuniti nell'associazione "Genitori Tarantini" insieme ad altre formazioni civiche, contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d'Italia. Il verdetto ribalta la precedente decisione del Tribunale e dispone la sospensione delle attività a caldo, ritenendo persistente il pericolo per la salute pubblica legato al progressivo ammaloramento dello stabilimento.

Per i giudici i rischi sanitari legati alle emissioni nocive e alla presenza di amianto vanno ridotti "entro i limiti di sicura accettabilità". La ripresa della produzione sarà possibile solo dopo la bonifica completa e integrale dell'amianto e la riduzione delle polveri sottili nei limiti di legge.

Un governo colto in contropiede

La sentenza è arrivata a due settimane da un appuntamento già fissato dall'esecutivo: martedì 28 luglio, a Palazzo Chigi, era in programma il tavolo tecnico con i sindacati. Il giorno prima il Consiglio dei Ministri aveva annunciato uno stanziamento di 100 milioni di euro per sostenere l'azienda, mentre da tempo il governo cerca un compratore privato per la società pubblica in amministrazione straordinaria: il nome più caldo resta quello di Flacks Group, mentre per l'area a freddo si guarda al gruppo indiano Jindal.

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L'incontro a Palazzo Chigi, durato oltre tre ore, non ha però prodotto risposte concrete: l'esecutivo ha rimandato ogni decisione alla costituzione di un nuovo tavolo tecnico.

Sindacati in piazza, 20mila posti in bilico

Sul fronte sindacale le posizioni restano distanti: mentre Usb chiede la nazionalizzazione come unica via per salvare industria e occupazione, confederali e sindacato di base hanno proclamato insieme 8 ore di sciopero immediato in tutta Italia, con assemblee nelle fabbriche non solo a Taranto ma anche a Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Genova.

Resta l'incognita più pesante: cosa accadrà a fine ottobre ai circa 20mila lavoratori, tra diretti e indotto, coinvolti nelle lavorazioni siderurgiche del gruppo su tutto il territorio nazionale. Per ora, nessuna ipotesi concreta è sul tavolo del governo.

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