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Fontanelle, la partita si riapre: cosa rischia ora il progetto del santuario?

Legambiente impugna la sentenza del Tar: in ballo 83mila metri quadrati di area agricola strategica e il futuro del potenziamento ricettivo.

Chiara Bonomi

Illustrazione a corredo: Fontanelle, la partita si riapre: cosa rischia ora il progetto del santuario?
Illustrazione a corredo: Fontanelle, la partita si riapre: cosa rischia ora il progetto del santuario?

La battaglia per le Fontanelle sale fino al Consiglio di Stato

Il destino del Santuario delle Fontanelle non è ancora scritto. Dopo il via libera del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) dello scorso aprile, la partita si riapre nelle aule del Consiglio di Stato. Legambiente Montichiari, affiancata dal Comitato Bene Comune Tutela Colline Moreniche e da un gruppo di residenti, ha infatti impugnato la sentenza che aveva bocciato il loro tentativo di bloccare le varianti urbanistiche volute dalla Fondazione Rosa Mistica.

La posta in gioco è alta: si tratta di un’area di 82.980 metri quadrati, classificata come ambito agricolo strategico dal Piano territoriale provinciale. Per gli ambientalisti, il cuore del contendere non è solo il futuro di un luogo di culto, ma la salvaguardia di un ecosistema fragile. «Il Tar finisce per ritenere che la presenza del santuario permetta di derogare alle disposizioni di tutela del suolo, della biodiversità e dei valori paesaggistici», afferma Laura Zaniboni, presidente del circolo Legambiente di Montichiari.

Il nodo delle deroghe ambientali

Il ricorso punta a stabilire un principio chiaro: le modifiche su suolo agricolo non dovrebbero beneficiare di procedure semplificate. Secondo gli esponenti del comitato, è necessaria una valutazione ambientale strategica completa, che esamini tutte le alternative possibili e garantisca la partecipazione attiva di cittadini ed enti competenti. La preoccupazione è che la variante approvata apra la porta a un precedente pericoloso, svincolando interventi simili dagli ordinari vincoli di protezione imposti dalla legge regionale 12/2005 e dalle direttive europee.

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Se il Consiglio di Stato non dovesse accogliere le richieste di Legambiente, la strada per la trasformazione dell’area sarebbe spianata. La variante consentirebbe alla Fondazione Rosa Mistica di depositare il piano attuativo, dando il via a lavori che potrebbero includere la costruzione di edifici alti fino a 10,50 metri, nuove strutture religiose e culturali, residenze di servizio e parcheggi interni.

La difesa del Comune e la funzione sociale

Dall’altra parte della barricata, l’amministrazione comunale di Montichiari si prepara a resistere. Il sindaco Marco Togni ha confermato l’incarico ai legali per difendere la variante, forte della sentenza del Tar che aveva riconosciuto la bontà del lavoro svolto dall’ente. I giudici amministrativi, infatti, avevano sottolineato come parcheggi e servizi di supporto fossero funzionali alla valorizzazione del santuario e dovessero trovarsi nelle immediate vicinanze per essere utili a fedeli e visitatori. Inoltre, il tribunale aveva escluso che il Piano di Governo del Territorio (Pgt) comunale tradisse l’obiettivo di ridurre il consumo di suolo.

Ora la palla passa ai giudici di ultima istanza. Mentre le parti si preparano al confronto, resta aperta la questione su come conciliare l’accoglienza dei pellegrini con la tutela di un territorio definito "prezioso" dalle sue stesse funzioni ecosistemiche. L’auspicio di Legambiente resta quello di trovare soluzioni meno impattanti, in linea con i principi di sostenibilità richiamati anche dall’enciclica Laudato si’.

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