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Allarme meteo e agricoloFranciacorta e Sebino

Franciacorta a rischio: vendemmia anticipata e raccolti dimezzati, cosa sta succedendo?

Grandine, siccità e caldo record mettono in ginocchio le colture bresciane: le stime fanno paura

La Redazione

Illustrazione a corredo: Franciacorta a rischio: vendemmia anticipata e raccolti dimezzati, cosa sta succedendo?
Illustrazione a corredo: Franciacorta a rischio: vendemmia anticipata e raccolti dimezzati, cosa sta succedendo?

La Franciacorta e il Bresciano sono sotto assedio. Un mix letale di siccità estrema, grandinate violente e temperature record sta stravolgendo la stagione agricola 2026, con conseguenze che potrebbero lasciare il segno per anni. Ma cosa sta davvero accadendo nei campi e nelle vigne della provincia di Brescia? E perché gli esperti parlano di una crisi senza precedenti?

Siccità: il deficit idrico non dà tregua

La Lombardia è alle prese con un deficit idrico del 50%, una situazione che ha costretto la Regione a convocare un tavolo d’emergenza con gli assessori alla Risorsa idrica Massimo Sertori, all’Agricoltura Alessandro Beduschi e all’Ambiente Giorgio Maione. Nonostante sia stato erogato il 30% di acqua in più rispetto al 2022 – l’anno della grande siccità – la situazione resta critica, soprattutto per le colture più assetate, come il riso.

«Abbiamo salvato il primo raccolto grazie a una gestione parsimoniosa della risorsa», ha spiegato Sertori, «ma le criticità restano, in particolare per le aree risicole dell’ovest della regione, dove la dipendenza dalle acque del lago Maggiore e del Piemonte è totale». Per tamponare l’emergenza, la Regione ha chiesto supporto alla Svizzera – che gestisce impianti idroelettrici a monte – e ai concessionari italiani come Enel e Terna, oltre ad aver siglato nuovi accordi per la gestione dei bacini dell’Adda, dell’Oglio, del lago d’Idro e del Chiese.

Franciacorta: grandine e caldo anticipano la vendemmia

Se la siccità minaccia il riso, in Franciacorta e nella zona del Garda a far paura sono le grandinate. Secondo le prime stime, i danni potrebbero aver compromesso tra il 30% e il 40% del raccolto, con picchi del 40% in alcune aree. «Le grandinate abbasseranno di sicuro la resa nella parte bresciana», ha ammesso Beduschi, sottolineando come eventi meteorologici sempre più estremi stiano diventando la norma.

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Il caldo intenso ha poi accelerato la maturazione delle uve, costringendo i viticoltori ad anticipare la vendemmia per preservare la qualità dei vini bianchi e mantenere il giusto equilibrio alcolico. Una corsa contro il tempo che, però, rischia di non essere sufficiente. «Temperature elevate e siccità stanno diventando una costante», ha spiegato Beduschi, «e questo ci obbliga a ripensare le strategie agricole, limitando i secondi raccolti e investendo in sistemi irrigui più efficienti».

Un futuro incerto: «Il problema è strutturale»

Gli assessori regionali sono concordi: la crisi idrica non è più un’emergenza passeggera, ma una condizione destinata a ripetersi. «La situazione è grave ma non compromessa», ha dichiarato Maione, «ma dobbiamo accelerare gli interventi per adattarci ai cambiamenti climatici». Beduschi ha aggiunto che prolungare l’irrigazione fino a settembre è ormai «impossibile», e che servono scelte radicali: «Dobbiamo raffinare i metodi irrigui e ripensare le colture, perché il clima non tornerà più quello di una volta».

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?

Le prossime settimane saranno decisive. La stagione irrigua si concluderà ai primi di agosto, e per allora si saprà se gli sforzi messi in campo dalla Regione e dai consorzi saranno stati sufficienti a contenere i danni. Una cosa è certa: la Franciacorta e il Bresciano non saranno più gli stessi. I viticoltori dovranno fare i conti con rese ridotte, mentre gli agricoltori saranno chiamati a reinventare le proprie tecniche per sopravvivere a un clima sempre più ostile.

E se il 2026 è stato l’anno della svolta, il 2027 potrebbe essere quello della resa dei conti.

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