Allarme climaValli
A 3 mila metri fa 20 gradi: i ghiacciai bresciani sono diventati malati terminali
L'Adamello perde un metro in un anno e 12 milioni di metri cubi d'acqua: Legambiente lancia l'allarme e chiede scelte drastiche al Governo

Venti gradi centigradi registrati a 3.000 metri di quota sul Presena. È l'immagine che più di ogni altra racconta lo stato di agonia dei ghiacciai bresciani e dell'intero arco alpino: a quota dove un tempo regnava il gelo perenne, oggi la neve si scioglie a vista d'occhio.
Legambiente ha scelto l'Adamello per presentare l'anteprima della Carovana dei Ghiacciai 2026, e i numeri fotografano una situazione che non ammette mezzi termini.
Un ghiacciaio che scompare metro dopo metro
Il ghiacciaio dell'Adamello — il più esteso delle Alpi italiane — dalla fine degli anni Novanta ha visto la sua fronte arretrare di 760 metri, con un'accelerazione impressionante nell'ultima decade: 550 metri in soli 10 anni e 265 metri nel solo triennio 2023-2025. La lingua principale, quella del Mandrone, si è ritirata complessivamente di 2,8 chilometri dalla Piccola Età Glaciale, e il ghiacciaio ha perso metà della sua superficie.
Le annate 2024 e 2025, pur avendo registrato accumuli invernali tra i più favorevoli degli ultimi anni, si sono chiuse con un bilancio di massa moderatamente negativo: attorno al metro di acqua equivalente perduti. La perdita stimata di circa 12 milioni di metri cubi d'acqua nel corso dell'ultimo anno, cita Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana, descrive «non un'anomalia, ma un processo di regressione ormai strutturale».
I rilievi condotti da SAT, MUSE, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo hanno evidenziato una riduzione significativa dell'accumulo nevoso primaverile, in alcuni settori fino a circa la metà rispetto alle medie stagionali.
Oltre il 90% dei ghiacciai alpini sotto mezzo chilometro quadrato
Dei circa 900 ghiacciai alpini censiti dalla Fondazione Glaciologica Italiana, la quasi totalità presenta bilanci di massa negativi e oltre il 90% è ridotto a una superficie inferiore a 0,5 km². Le Alpi, sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, si stanno riscaldando al doppio della media globale.
«Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell'Ortles alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino, fino all'Adamello in forte ritirata — commenta Zampetti — in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno con effetti che si ripercuotono a valle».
La richiesta: ghiacciai come beni comuni e risorse dal Governo
Legambiente torna a chiedere al Governo lo stanziamento delle risorse per il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, insieme a politiche locali forti e a una governance europea per i ghiacciai. Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, parla esplicitamente di riconoscere i ghiacciai come «beni comuni, patrimoni collettivi essenziali per l'equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità e la regolazione delle risorse idriche».
Anche il CAI, attraverso la presidente della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano Maria Grazia Gavazza, ricorda che la riduzione delle masse glaciali e la degradazione del permafrost aumentano l'instabilità naturale e spostano gli ecosistemi verso quote maggiori.
Carovana dei Ghiacciai 2026: cinque tappe in cinque regioni
Dopo l'anteprima sull'Adamello, la Carovana dei Ghiacciai partirà ufficialmente il 17 agosto e si concluderà il 3 settembre 2026. Cinque le tappe: Francia sui ghiacciai della Vanoise (17-20 agosto), Valle d'Aosta sul Monte Bianco (20-24 agosto), Lombardia sul ghiacciaio dei Forni (24-26 agosto), Friuli Venezia Giulia sul Montasio (26-29 agosto) e infine Piemonte sul Coolidge-Monviso (31 agosto-3 settembre).
La campagna porterà al centro i temi della crisi climatica, degli eventi meteo estremi, dell'overtourism e della biodiversità. Il viaggio sarà seguito sui social della campagna.




