Sotto inchiesta
Locale sul Garda sequestrato: dietro due finte onlus si nascondeva una rete di prostituzione
Blitz di Polizia e Guardia di Finanza tra Brescia, Mantova, Verona e Alessandria: arresti domiciliari per gli indagati

Due associazioni no-profit come schermo per riciclare i guadagni dello sfruttamento della prostituzione. È quanto emerso da un'operazione scattata nelle prime ore del mattino tra le province di Brescia, Mantova, Verona e Alessandria, condotta congiuntamente dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza.
Il blitz e il sequestro del locale
L'attività ha portato all'esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare e al sequestro preventivo di un noto locale situato a Lonato del Garda, nel Bresciano. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all'interno del locale veniva gestita una vera e propria casa di prostituzione, con il reclutamento e lo sfruttamento di giovani donne.
Le indagini durate mesi
Le indagini sono state condotte tra febbraio e ottobre 2024 attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire nel dettaglio la struttura dell'organizzazione. I profitti accumulati nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024 sarebbero stati sistematicamente ripuliti e reinvestiti attraverso due enti non commerciali risultati fittizi.
Gli inquirenti sottolineano come i promotori del giro d'affari illecito, davanti al rischio di essere scoperti, non si siano fermati: avrebbero infatti cambiato la ragione sociale del locale nel tentativo di continuare a gestire l'attività senza destare sospetti.
Le accuse e le misure cautelari
Oltre allo sfruttamento della prostituzione, agli indagati vengono attribuiti anche i reati di truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale. Di fronte al concreto rischio di reiterazione dei reati, l'Autorità Giudiziaria ha disposto gli arresti domiciliari e obblighi di firma per i soggetti coinvolti, oltre al sequestro preventivo del locale, misura volta a interrompere in modo definitivo l'attività illecita.
Dalla Procura si ricorda che, in base al principio della presunzione di innocenza, la responsabilità penale degli indagati potrà considerarsi accertata solo con un'eventuale sentenza di condanna definitiva.





