Cronaca di MontichiariHinterland
Il mistero del lucertolone gigante a Montichiari: perché gli esperti ancora non sanno cos'è
Dopo gli avvistamenti tra Montichiari e Lonato, il dibattito scientifico divide sulle reali fattezze del rettile

Era notte fonda quando Bhawan Dhanoa, operaio agricolo di Montichiari, si è trovato improvvisamente faccia a faccia con un’ombra lunga più di un metro. Poteva essere un incubo, invece era l’inizio di un caso che tiene col fiato sospeso l’intera provincia. Quello che sembrava un semplice turno di irrigazione si è trasformato in un appuntamento ravvicinato con un mistero zoologico che ancora oggi divide gli esperti.
Il primo incontro è avvenuto intorno alle due di notte nei campi dell’hinterland bresciano. Dhanoa, originario del Punjab, ha raccontato di aver scattato una foto e avvisato il titolare dell’azienda. "Si è seduto tranquillamente davanti a me, come se avesse già confidenza con gli umani", ha spiegato l’operaio, sottolineando come il comportamento dell’animale fosse lontano da quello di una bestia selvatica spaventata. Ma la calma apparente nasconde un’incognita che fa tremare le autorità: di che animale si tratta davvero?
La caccia si sposta verso l'aeroporto
La situazione è precipitata nelle ore successive. Il rettile non è rimasto fermo: si è mosso di circa dieci chilometri in linea d’aria, riapparendo in pieno giorno. Un nuovo testimone lo ha avvistato vicino all’aeroporto di Montichiari verso le 15:00, mentre osservava il decollo di alcuni aerei con il figlio. "Lo abbiamo seguito per qualche minuto, era lungo circa un metro e mezzo", ha riferito l’uomo prima di chiamare il 112. La mobilità dell’animale suggerisce che non sia ferito, ma anzi sia perfettamente in grado di spostarsi in un territorio che non è il suo.
Il dilemma: Tegu o Varano?
È qui che nasce il vero brivido. Mentre i Carabinieri Forestali e il Nucleo CITES hanno preso in carico la segnalazione, la comunità scientifica è spaccata. La prima ipotesi, diffusa dai media locali, punta sul tegu argentino (Salvator merianae), un rettile sudamericano legale da detenere, onnivoro e sostanzialmente innocuo se non provocato. I sostenitori di questa teoria notano nella foto il muso tozzo e la coda robusta, tipici della specie.
Tuttavia, un esperto intervistato da Orgoglio Bresciano alza l’asticella della tensione: e se fosse un varano? I varani (Varanidae), originari di Africa e Asia, sono carnivori, dotati di un morso potenzialmente velenoso e severamente vietati ai privati in Italia. La distinzione non è solo accademica: cambia radicalmente il livello di pericolo percepito. Sebbene nessuna delle due specie sia una minaccia mortale immediata, un varano minacciato può reagire con aggressività letale, infliggendo lesioni profonde.
Una corsa contro il tempo (e il freddo)
Al di là della classificazione scientifica, c’è un’urgenza concreta. Il rettile, qualsiasi esso sia, non è equipaggiato per sopravvivere all’inverno bresciano. Entrambe le specie faticano a resistere sotto i 15 gradi e, senza un riparo adeguato, le probabilità di sopravvivenza crollano. Le autorità invitano chiunque avvisti l’animale a mantenere le distanze, non bloccargli la via di fuga e contattare immediatamente il 112. La caccia al lucertolone continua, ma questa volta è una gara contro il tempo per salvarlo da un destino freddo e solitario lontano dalla sua terra d’origine.




