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Cronaca di un'esistenzaValli

Addio a don Mazzi, il prete che salvò migliaia di ragazzi: il suo ultimo gesto riguarda la Vallecamonica

Il fondatore di Exodus si è spento a 96 anni a Milano, ma la sua missione ha radici profonde in Vallecamonica e la sua sepoltura sarà a Maguzzano

La Redazione

Illustrazione a corredo: Addio a don Mazzi, il prete che salvò migliaia di ragazzi: il suo ultimo gesto riguarda la Vallecamonica
Illustrazione a corredo: Addio a don Mazzi, il prete che salvò migliaia di ragazzi: il suo ultimo gesto riguarda la Vallecamonica

Si è spento alle 17:00 di oggi, all'età di 96 anni, nella sua storica Casa nel Parco Lambro a Milano. Don Antonio Mazzi, il prete che per decenni ha dedicato la vita al recupero di tossicodipendenti e ragazzi in difficoltà, lascia un'eredità che attraversa l'intera Italia e tocca da vicino anche le valli bresciane.

Il legame con il territorio bresciano

La sua opera, Exodus, nata nel 1984 nel Parco Lambro come progetto educativo itinerante con la «Carovana Exodus», è diventata negli anni una rete nazionale di comunità, centri diurni e poli educativi. Ma il legame con la provincia di Brescia è profondo: a Sonico, in Vallecamonica, don Mazzi aveva creato la comunità di recupero «La casa di Enzino», punto di riferimento per giovani in cerca di una seconda opportunità. E proprio in provincia di Brescia verrà sepolto: la tumulazione, in forma strettamente privata, avverrà presso l'Abbazia di Maguzzano, nel cimitero dell'Opera don Giovanni Calabria.

Una vita per gli ultimi

Nato a Verona nel 1929, sacerdote dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, don Mazzi unì alla formazione teologica una solida preparazione pedagogica e psicologica. Si definiva un «prete matto, borderline» e amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati i suoi «ragazzi difficili» a salvare lui. Negli anni Novanta divenne volto noto della televisione italiana, partecipando regolarmente a programmi come Domenica In per portare nelle case il dibattito su tossicodipendenza, educazione ed emarginazione.

Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus, lo ricorda così: «Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario. Un prete matto, borderline, come spesso amava definirsi, che non si mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi».

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I funerali e il lutto cittadino

La camera ardente sarà allestita presso la sede storica di Exodus, Cascina Molino Torrette nel Parco Lambro a Milano (ingresso pedonale): sabato 1° agosto dalle 17:00 alle 20:00, domenica 2 agosto dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 20:00. I funerali si celebreranno lunedì 3 agosto alle 15:00 nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano: «non sarà una cerimonia formale, ma una liturgia viva, animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori di tutte le realtà Exodus presenti in Italia e nel mondo», spiega la Fondazione.

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha proclamato il lutto cittadino per lunedì 3 agosto, con la bandiera civica a mezz'asta in tutte le sedi comunali. Cordoglio espresso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi — veronese come don Antonio — e da numerose altre personalità istituzionali.

I ragazzi e gli educatori di Exodus lo salutano con le sue parole: «I giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere. Oggi quel fuoco è affidato a noi».

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