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Restauro di pregioValli

San Tomè chiude i battenti: 190mila euro per salvare la rotonda romanica sulla scarpata

Il cantiere da 190mila euro blocca visite e celebrazioni nella gemma romanica di Almenno San Bartolomeo

La Redazione

Illustrazione a corredo: San Tomè chiude i battenti: 190mila euro per salvare la rotonda romanica sulla scarpata
Illustrazione a corredo: San Tomè chiude i battenti: 190mila euro per salvare la rotonda romanica sulla scarpata

Da questo fine settimana non sarà più possibile varcare la soglia di una delle chiesette più amate e studiate d'Italia. La rotonda di San Tomè, capolavoro dell'architettura romanica nella parrocchia di San Bartolomeo ad Almenno San Bartolomeo, chiude al pubblico per un cantiere di consolidamento e restauro che terrà l'edificio inaccessibile — alle visite e alle celebrazioni — fino a fine anno.

Il piano da 190mila euro

L'inizio dei lavori è stato presentato martedì 21 luglio nella sala conferenze della Corte di San Tomè. Il contributo a fondo perduto di 140mila euro erogato da Fondazione Cariplo e il cofinanziamento di 50mila euro della Parrocchia compongono il quadro economico dell'operazione, integrato da una raccolta fondi tramite bonifico aperta ai cittadini. Le maestranze edili saranno dell'impresa Vitali di Zogno; le strutture in legno a protezione della pietra saranno realizzate dalla falegnameria Tino Sana.

«Avviamo il cantiere con la responsabilità di chi sa di dover tutelare un bene preziosissimo», ha sottolineato il parroco don Giulivo Facchinetti, auspicando che il luogo continui a «donare pace, bellezza e un profondo senso di accoglienza».

Dodici mesi di monitoraggio e una scarpata fluviale

Le indagini partono da lontano: le prime risalgono al 2012-2014, per valutare le criticità legate alla posizione dell'edificio, adagiato sul ciglio di una scarpata fluviale. I rilievi hanno evidenziato lievi lesioni parietali con spostamenti millimetrici, costantemente monitorati tramite comparatori meccanici. A questo si è aggiunto un attento piano di monitoraggio durato dodici mesi, come ha rimarcato l'ingegner Christian Rossi, fondamentale per definire l'esatta portata del restauro.

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Le analisi dinamiche condotte con accelerometri hanno confermato la presenza di una struttura a tre strati — la tipica muratura a sacco — rendendo indispensabile l'inserimento di tiranti per bloccare i cinematismi di apertura delle pareti. Si procederà dunque con una cerchiatura esterna mediante anelli metallici e tiranti a stella, estesa anche ai livelli inferiori del matroneo, unitamente al rifacimento della copertura per fermare le infiltrazioni d'acqua.

Un camminamento inedito per riaprire il matroneo

Le opere si concentrano su tre direttrici: stabilizzazione statica, recupero delle volte sottostanti e realizzazione di un nuovo camminamento rivestito in tavole di legno sulle scale, pensato per rendere nuovamente accessibile al pubblico il matroneo dopo lunghi anni di inagibilità.

Terminati i lavori edili, la restauratrice Anna Sapia interverrà sugli intonaci delle volte inferiori — con finitura a finta pietra — e sull'affresco del catino absidale del matroneo; se le risorse lo consentiranno, sarà sistemata anche la raffigurazione della Madonna con il Bambino.

L'architetto Cesare Rota Nodari, legato a San Tomè fin da quando a dieci anni passava di lì per raggiungere la cascina vicina, ha confessato gioia immediata alla conferma degli appalti. Il collega Gianluca Gelmini ha ribadito la rilevanza sovralocale del monumento, «ammirato e studiato persino oltre i confini nazionali». A chiudere la serata, i ringraziamenti del sindaco Alessandro Frigeni a tutti gli attori in campo e in particolare a Gianpietro Benigni di Fondazione Cariplo.

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