Cronaca di sequestroHinterland
Sequestrato e picchiato in una pizzeria di Adro: la verità sull'orrore del riscatto
Un 22enne egiziano tenuto prigioniero per due giorni dopo un'aggressione a Corsico. Cinque arresti tra Italia e Romania.

La trappola a Corsico
L’incubo è iniziato il pomeriggio del 14 marzo scorso a Corsico, nel Milanese. Quello che sembrava un normale appuntamento si è trasformato in una violenta aggressione ai danni di un 22enne di origini egiziane. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane è stato attirato in una trappola davanti a un bar locale. Qui, un gruppo di uomini lo ha circondato, colpendolo con calci, pugni e, soprattutto, con una mazza da baseball. Le percosse sono state così brutali da far perdere i sensi alla vittima, che è stata poi caricata forzatamente su un’auto.
Il movente? Un presunto debito di denaro. Ma quello che è seguito non è stata una semplice richiesta di pagamento, ma un vero e proprio sequestro di persona organizzato nei minimi dettagli.
Il covo nella pizzeria di Adro
Dopo l’aggressione, il 22enne è stato trasportato dalla Lombardia occidentale fino alla provincia di Brescia. La destinazione finale era una pizzeria situata ad Adro, in Franciacorta. Nello specifico, gli investigatori hanno individuato nei locali logistici del locale, riconducibile a uno degli indagati, il luogo della reclusione.
Per due giorni il giovane è rimasto segregato in quello spazio, lontano dagli sguardi dei clienti che frequentavano la sala al piano terra. Durante la prigionia, la pressione psicologica e fisica sui familiari della vittima è aumentata costantemente. I sequestratori hanno chiesto un riscatto immediato per garantire l’incolumità del ragazzo.
Il prezzo della libertà
La liberazione è arrivata solo dopo che i familiari hanno versato la somma di mille euro. Tuttavia, il calvario economico non si è concluso con il rilascio. Prima di essere lasciato libero, il 22enne è stato costretto a sottoscrivere delle cambiali egiziane per un valore complessivo di 8mila euro. Una volta tornato in libertà, il giovane ha fornito agli investigatori elementi decisivi che hanno permesso di identificare i responsabili e ricostruire l’intera dinamica criminale.
Gli arresti tra Italia e Romania
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Corsico con il supporto dei comandi provinciali di Milano e Brescia, hanno portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Milano.
Cinque le persone finite nel mirino della giustizia: quattro cittadini egiziani (di età compresa tra i 29 e i 46 anni) e un tunisino di 30 anni. Quattro di loro sono stati arrestati in Italia, tra Baranzate e Adro, mentre il quinto è stato rintracciato e fermato in Romania, nel distretto di Brașov, grazie alla collaborazione dell’Unità Catturandi della Polizia nazionale romena. I quattro arrestati sul territorio nazionale sono stati condotti nel carcere di San Vittore a Milano; l’uomo fermato all’estero è in attesa delle procedure di consegna alle autorità italiane.
Emergono anche gravi indizi nei confronti di due donne, una cittadina romena di 39 anni e un’italiana di 29, compagne di due degli arrestati. Secondo gli investigatori, avrebbero avuto un ruolo attivo nella fase estorsiva, contattando i familiari della vittima per richiedere il denaro e mettendo a disposizione conti correnti per il trasferimento delle somme.




