Allerta idrica poValli
Il Po entra in allarme "alto": oltre 100 comuni a rischio, fa persino peggio del 2022
Autobotti in strada tra Piemonte e Lombardia, l'Oglio nel mirino della crisi idrica

L'estate 2026 sta presentando un conto salatissimo al Nord Italia. Quella che era una preoccupazione crescente si è trasformata in un'emergenza conclamata: il bacino del fiume Po è ufficialmente in stato di siccità con severità "alta". A lanciare l'allarme, che fa scattare il massimo livello di criticità, è stato l'Osservatorio permanente per gli utilizzi idrici, coordinato dall'Autorità di bacino distrettuale del Po (AdbPo), al termine della riunione di ieri.
La decisione proietta l'intero bacino padano in uno scenario di grave crisi, con ripercussioni dirette e immediate soprattutto per quanto riguarda le forniture idropotabili. La situazione ricorda da vicino quella del 2022, un anno rimasto impresso nella memoria collettiva per la gravissima siccità, ma con un'aggravante: quest'anno, come riportano le fonti locali, fa ancora più caldo.
Oltre 100 comuni in emergenza
I numeri della crisi sono già impressionanti. Sono infatti "oltre 100 i comuni tra Piemonte e Lombardia con criticità negli approvvigionamenti", come specificato dall'AdbPo. Per molti di questi non si tratta più di un'ipotesi remota, ma di una realtà quotidiana. Già da diversi giorni, in diverse località, le amministrazioni sono state costrette a fare ricorso ad autobotti e autocisterne per continuare a rifornire i serbatoi degli acquedotti e garantire così la continuità del servizio ai cittadini.
Un intervento tampone che testimonia la gravità della situazione e che potrebbe non essere più sufficiente se le condizioni non dovessero migliorare a breve. L'allerta riguarda direttamente anche il territorio bresciano, dato che l'Autorità di bacino del fiume Po include tra le sue competenze anche il fiume Oglio, un sorvegliato speciale in questo quadro di crisi diffusa.
Lo spettro del 2022 è tornato
Il paragone con il 2022 non è casuale. Anche allora l'Autorità di bacino classificò la crisi idrica come "alta", ma le temperature record di quest'anno stanno peggiorando ulteriormente un quadro già critico. Il grande fiume e i suoi affluenti sono in sofferenza, con portate ai minimi storici e un ecosistema messo a dura prova.
L'Osservatorio Permanente continuerà a monitorare la situazione, ma senza precipitazioni significative all'orizzonte, le prossime settimane si preannunciano estremamente difficili per l'agricoltura, l'industria e, soprattutto, per l'uso civile dell'acqua. L'appello delle istituzioni è a un uso consapevole e parsimonioso della risorsa idrica, un bene sempre più prezioso che non può più essere dato per scontato.




