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Dodici postazioni e 12 algoritmi: così cambia il soccorso in montagna
Dal primo agosto la Lombardia ha attivato il Soccorso Sanitario Avanzato in Ambiente Impervio, pensato per i luoghi irraggiungibili da ambulanze ed elicotteri.
Dal primo agosto 2026, quando ambulanza ed elicottero non possono arrivare, in Lombardia può entrare in azione una squadra sanitaria formata per operare anche in ambiente impervio. È il nuovo Soccorso Sanitario Avanzato in Ambiente Impervio (Saai), presentato a Palazzo Lombardia e definito dalla Regione il primo servizio strutturato di questo tipo attivato in Italia.
Il modello è pensato per gli scenari montani e ipogei, ma anche per alcune aree collinari o boschive dove raggiungere il paziente è particolarmente complesso. Le quattro Sale Operative regionali del 118 e la Centrale Regionale di Elisoccorso di Areu possono attivare équipe composte da medici e infermieri del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico lombardo. I professionisti sono formati sia sul piano sanitario sia su quello tecnico-alpinistico.
Dodici postazioni operative
La rete iniziale comprende 12 postazioni strategiche, collocate nelle zone regionali con il maggior numero di missioni di soccorso. Ogni sede dispone di farmaci, presidi sanitari avanzati, monitor multiparametrico, apparecchiatura per trasmettere l’elettrocardiogramma e uno zaino sanitario dedicato. In Valtellina sono già operative, 24 ore su 24, le postazioni di Livigno, Bormio e Caiolo.
Il sistema si basa su 12 algoritmi clinico-assistenziali per le principali emergenze, tra cui trauma maggiore, dolore toracico, crisi convulsive, reazioni anafilattiche e gestione del dolore. L’obiettivo è permettere ai sanitari del Soccorso Alpino di utilizzare in montagna gli stessi protocolli e le stesse competenze del sistema regionale di emergenza-urgenza.
Il vantaggio riguarda soprattutto gli interventi nei quali il trasporto può richiedere diverse ore. Una persona con una frattura alla caviglia, per esempio, può restare sulla barella per quattro, cinque o sei ore in attesa dell’evacuazione: il nuovo servizio consente di garantire assistenza sanitaria avanzata già nelle prime fasi.
Il ruolo dei soccorritori
Tra i volontari del Soccorso Alpino lombardo ci sono 24 infermieri abilitati agli algoritmi clinico-assistenziali dei Mezzi di Soccorso Avanzato di Areu e 34 medici, 14 dei quali operano anche nell’emergenza-urgenza regionale. La collaborazione tra Areu, Cnsas, Asst, farmacie ospedaliere e Direzione Welfare ha riguardato anche la formazione e la dotazione di farmaci e dispositivi.
Nel 2025 il Soccorso Alpino lombardo ha partecipato a oltre 1.800 interventi, assistendo quasi 2.000 persone. Areu gestisce la convenzione e coordina le attività operative. Il servizio interviene sul 2% circa delle missioni per le quali, secondo i dati dell’Agenzia, finora era più difficile portare cure avanzate sul posto. Nei prossimi mesi sarà valutato un ampliamento della rete.




