Fuga violenta nell'OglioCronaca
Annegò nell'Oglio per fuggire al pestaggio: arrestato un altro complice
Un anno dopo la morte di Soiyt Abdelilah a Pontoglio, i Carabinieri fermano un secondo indagato per concorso in omicidio

Un tuffo disperato nel fiume Oglio, la fuga da un pestaggio finito in tragedia. È il 12 aprile di un anno fa quando Soiyt Abdelilah, 32 anni, perde la vita annegando nelle acque del fiume, a Pontoglio, mentre cerca di scampare all'aggressione di una banda di spacciatori.
Il nuovo arresto
A distanza di più di un anno da quella notte, la vicenda giudiziaria si arricchisce di un nuovo capitolo. Il 16 luglio i Carabinieri di Treviglio hanno arrestato e portato in carcere un altro uomo, ritenuto coinvolto nei fatti che portarono alla morte del 32enne. Anche per lui l'accusa è di concorso in omicidio.
L'arresto è il risultato di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura e condotta dalla compagnia dei Carabinieri di Chiari, che negli ultimi mesi ha continuato a lavorare sul caso per ricostruire tutte le responsabilità legate all'aggressione.
Il regolamento di conti
Secondo quanto emerso dalle indagini, la morte di Abdelilah è la diretta conseguenza di un violento regolamento di conti tra bande rivali per il controllo dello spaccio sul territorio. Il gruppo di spacciatori avrebbe aggredito le vittime con bottigliate, bastonate e persino colpi di pistola, costringendo il 32enne a gettarsi nel fiume nel tentativo di salvarsi. Un tentativo che gli è però costato la vita.
La condanna di giugno
Il nuovo arresto arriva dopo che, appena un mese fa, un primo imputato per la stessa vicenda, identificato con le iniziali O.E.M., era stato condannato a 16 anni di reclusione. Una pena inferiore rispetto ai 20 anni richiesti dalla pubblica accusa, ma comunque pesante, che testimonia la gravità attribuita dai giudici ai fatti accaduti a Pontoglio.
Le indagini dei Carabinieri di Treviglio, coordinate dalla Procura, non si sono fermate dopo quella prima condanna: proprio il lavoro proseguito nei mesi successivi ha permesso di individuare un altro presunto responsabile, ora chiamato a rispondere davanti alla giustizia per lo stesso, drammatico episodio.





