Spaccatura istituzionalePolitica
Italia spaccata in due? L'autonomia fa un passo decisivo in Parlamento, ecco cosa cambierà per tutti!
La Camera dà il via libera agli atti di indirizzo, esulta la Lega. Ma fuori da Montecitorio è protesta e il Sud annuncia battaglia legale.

Il futuro assetto della Repubblica Italiana è a un punto di svolta che potrebbe ridisegnarne i confini interni. Martedì la Camera dei Deputati ha approvato le risoluzioni che impegnano il governo a concludere le intese per l'autonomia differenziata, spingendo sull'acceleratore di una delle riforme più discusse e divisive della legislatura.
Il voto, che segue il via libera del Senato di giovedì scorso, conclude il primo passaggio parlamentare e apre la strada alla devoluzione di competenze esclusive a quattro regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Le materie al centro del trasferimento sono di primo piano: protezione civile, professioni, previdenza complementare e il coordinamento della finanza pubblica legata alla sanità.
La Lega esulta: "Meta vicina dopo anni di battaglie"
L'atmosfera nel centrodestra è di netta soddisfazione, in particolare nelle file della Lega, che ha fatto di questa riforma una bandiera identitaria. «Facciamo un passo in più verso la meta tanto attesa», ha dichiarato il senatore lombardo Stefano Borghesi. «Iniziammo questo percorso svariati anni fa, è sempre stata la nostra battaglia per eccellenza e ora finalmente siamo vicini alla sua realizzazione».
Borghesi ha ringraziato il segretario Matteo Salvini per lo «storico passaggio politico», il ministro Roberto Calderoli per l'«impegno impareggiabile» e i militanti «che non hanno mai smesso di credere in questo sogno». Conclusa la fase dei pareri, ora toccherà ai consigli regionali, come quello della Lombardia, approvare gli schemi di intesa definitiva prima che il testo torni a Roma per «l'ultimo miglio».
Proteste e minaccia di ricorsi: il fronte del "No"
Di tenore opposto la reazione fuori dal Palazzo. Mentre a Montecitorio si votava, all'esterno si svolgeva un presidio di protesta animato, tra gli altri, dalla Confederazione Cobas. Secondo i critici, la riforma rischia di trasformare l'Italia in una «confederazione dai profili non ancora chiari», acuendo le disuguaglianze territoriali.
La preoccupazione maggiore arriva dal Mezzogiorno, soprattutto sul fronte della sanità. Il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, ha già annunciato l'intenzione di presentare un ricorso alla Corte Costituzionale, sostenendo che la devoluzione di competenze in questo settore danneggerà irreparabilmente il Sud. Si profila così una durissima battaglia non solo politica, ma anche legale, sul futuro di uno dei pilastri dello Stato sociale.
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