Attentato a BolognaPolitica
Alle 10.25 la bomba che sventrò Bologna: 46 anni dopo la memoria resta viva
Nel 46esimo anniversario della strage alla stazione, il presidente Mattarella richiama verità, giustizia e democrazia.

Alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980, mentre la stazione di Bologna era affollata di viaggiatori diretti verso le vacanze, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe. L’ordigno era appoggiato al muro portante dell’ala Ovest: secondo la ricostruzione riportata da Radio Onda d’Urto, conteneva 23 chilogrammi di esplosivo, tra 5 chilogrammi di tritolo e T4 e 18 chilogrammi di nitroglicerina.
L’esplosione fece crollare l’ala della stazione e investì il primo binario, dove si trovava l’Adria Express in partenza da Ancona verso Basilea. Furono danneggiate anche la pensilina e l’area antistante destinata ai taxi. Il bilancio fu di 85 morti e oltre 200 feriti.
Il ricordo del presidente della Repubblica
Nel 46esimo anniversario, Sergio Mattarella ha definito la strage un evento il cui «segno profondo» è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani. In una nota, il presidente ha ricordato il dolore per le vittime — donne, uomini e bambini — e lo strazio dei familiari, sottolineando come la distruzione abbia colpito il centro della vita civile di Bologna e dell’intera nazione.
Mattarella ha richiamato i valori di libertà, giustizia e democrazia, indicandoli come l’impegno da trasmettere soprattutto alle giovani generazioni. Ha inoltre riconosciuto il ruolo dei magistrati, delle istituzioni e dei familiari delle vittime nella lunga ricerca della verità, segnata anche dai tentativi di depistaggio. «Fare giustizia è vittoria della democrazia», ha concluso.
Le sentenze e i depistaggi
Le prime condanne definitive come esecutori materiali riguardarono i neofascisti dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, nel 1995, e Luigi Ciavardini, nel 2007. Nel 2025 sono arrivate, secondo la fonte, le condanne di Gilberto Cavallini e Paolo Bellini; quest’ultimo è indicato anche come esecutore e organizzatore.
Sul fronte dei depistaggi risultano condannati in via definitiva Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Le inchieste hanno inoltre indicato come finanziatori e organizzatori Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti prima di un processo.
A 46 anni dall’attentato, la memoria della strage torna così a intrecciarsi con il tema della responsabilità e della difesa dei principi costituzionali.





