Allarme centralismo regionalePolitica
Autonomia, il deputato bresciano avverte: «Così la Lombardia tradisce i suoi Comuni»
Gian Antonio Girelli (Pd) rompe il silenzio dopo il voto alla Camera: «Non basta spostare poteri da Roma a Milano»

C'è un allarme che arriva dritto dai banchi della Camera e che riguarda da vicino il futuro di ogni bresciano. A lanciarlo è Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico, che rompe il silenzio dopo il voto parlamentare sugli schemi di intesa preliminare tra Stato e Regione Lombardia sull'autonomia differenziata.
Cosa preoccupa il parlamentare bresciano
La critica di Girelli non è di facciata. Il cuore del problema, secondo il deputato, è che il confronto sull'autonomia sta deragliando: «Rischia di concentrarsi esclusivamente sul trasferimento di competenze», mentre la vera emergenza dei territori è un'altra. Quale? La progressiva riduzione dei servizi essenziali e l'aumento delle disuguaglianze tra cittadini e comunità.
«L'autonomia non coincide con un nuovo centralismo regionale», tuona Girelli. «Non basta spostare competenze da Roma a Milano se poi Comuni, aree montane, aree interne e territori più fragili continuano a perdere presìdi sanitari, servizi pubblici, scuole, trasporti e opportunità».
La ricetta del Pd: più potere ai Comuni
La visione che il deputato bresciano mette sul tavolo è chiara: la vera autonomia deve partire dagli enti locali. «Significa valorizzare le autonomie locali, riconoscere le differenze territoriali e sociali e consentire alle comunità di costruire risposte adeguate ai propri bisogni, dentro un quadro nazionale di diritti e obiettivi comuni».
Girelli richiama anche il lavoro già svolto dal Pd sulla legge per la montagna, sottolineando la necessità di superare la logica degli interventi occasionali e dell'assistenzialismo: «Non territori destinatari di misure assistenziali, ma enti locali messi nelle condizioni di programmare il proprio futuro attraverso competenze chiare, responsabilità effettive e risorse certe».
Sanità, protezione civile, professioni: i settori a rischio
Nella sua analisi il deputato dem accende i riflettori anche su settori delicati che a suo giudizio richiedono un coordinamento nazionale capace di garantire gli stessi diritti in tutto il Paese: sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare.
«Il problema oggi non è moltiplicare i livelli decisionali, ma assicurare che ogni persona, indipendentemente dal luogo in cui vive, possa contare su servizi efficienti e di qualità», spiega. «Per questo servono istituzioni che collaborino, non che si sovrappongano; servono responsabilità condivise e risorse adeguate, non semplici trasferimenti di competenze».
La posizione del Pd resta ancorata a un modello di autonomia fondato sulla sussidiarietà e sul protagonismo dei Comuni: «Solo così l'autonomia può diventare un'occasione per rafforzare l'unità del Paese, anziché alimentarne le disuguaglianze».
La partita, insomma, è appena cominciata. E per i territori bresciani la posta in gioco potrebbe essere molto più alta di quanto sembri.





