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Diritto e ScienzaPolitica

19 barattoli di cannabis light, un arresto e una legge che vacilla: il giudice di Brescia manda tutto alla Consulta

Il tribunale accoglie la questione di illegittimità costituzionale sul decreto Sicurezza 2025 dopo il caso del commerciante di Sirmione e Desenzano

Paolo Gritti

Illustrazione a corredo: 19 barattoli di cannabis light, un arresto e una legge che vacilla: il giudice di Brescia manda tutto alla Consulta
Illustrazione a corredo: 19 barattoli di cannabis light, un arresto e una legge che vacilla: il giudice di Brescia manda tutto alla Consulta

Due negozi aperti, fatture in regola, prodotti tracciati. E 19 barattoli. Sono bastati quelli — circa due chili di infiorescenze — per far scattare manette e domiciliari a Nicolò Savoldelli, titolare di due esercizi commerciali di cannabis light a Sirmione e Desenzano del Garda. L'accusa: detenzione ai fini di spaccio. Un arresto che la difesa aveva già bollato come il primo caso in Italia di un commerciante in piena regola finito in cella per la stretta del governo.

Poi, però, il giudice dell'udienza preliminare di Brescia Luca Tringali ha girato il tavolo.

La mossa che sposta l'asse

Il gup ha accolto la questione di illegittimità costituzionale sollevata dall'avvocato Niccolò Vecchioni e ha disposto l'invio degli atti alla Corte Costituzionale. Nel mirino: le norme del decreto Sicurezza 2025 che equiparano la cannabis light alle sostanze stupefacenti, blindandone la commercializzazione dietro un muro di divieti.

Non è un fulmine a ciel sereno — altri tribunali italiani avevano già sollevato dubbi analoghi — ma l'ordinanza bresciana arriva dopo un arresto concreto e aggiunge un tassello pesante al mosaico.

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«La scienza dice un'altra cosa»

Nell'ordinanza, Tringali scrive che la «presunzione assoluta di pericolosità» su cui poggia il divieto «appare smentita, in radice, dalle acquisizioni scientifiche recepite dallo stesso ordinamento». E cita le soglie di THC fissate dalla normativa europea: 0,2% e 0,6%, già usate come «discrimine della liceità della coltivazione» proprio per la «inidoneità drogante del vegetale entro tali limiti».

Tradotto: se la stessa legge riconosce che sotto quelle soglie non c'è effetto stupefacente, vietare tutto con una presunzione assoluta rischia di non reggere il vaglio costituzionale.

Cosa succede adesso

Savoldelli, dopo l'arresto, era stato rimesso in libertà dal giudice delle direttissime. Ora la palla passa alla Consulta, che dovrà decidere se smontare — in tutto o in parte — l'impianto del decreto Sicurezza sulla cannabis light.

La vicenda del commerciante gardesano rischia di diventare la crepa da cui passa un ripensamento molto più largo.

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