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Tragedie in acquaCronaca

Dodici morti in acqua in tre mesi nel Bresciano: cosa può davvero salvarti la vita

Da Desenzano al Parco delle Cave, il filo rosso delle tragedie estive e le regole della Guardia Costiera per non finire nella lista

La Redazione

Illustrazione a corredo: Dodici morti in acqua in tre mesi nel Bresciano: cosa può davvero salvarti la vita
Illustrazione a corredo: Dodici morti in acqua in tre mesi nel Bresciano: cosa può davvero salvarti la vita

Dodici vite spezzate in acqua in appena tre mesi, nel Bresciano. Le ultime due, a meno di ventiquattr'ore di distanza l'una dall'altra: giovedì il recupero nel Garda del corpo di Alexandru Olaisiu Sorin, 29 anni, tuffatosi per salvare un bambino, e il giorno dopo la morte del quattordicenne Kamran Ahmed nel laghetto Gerolotto, nel Parco delle Cave di Brescia.

Due storie diverse, un unico tema che torna puntuale ogni estate: la sicurezza in acqua.

L'operazione "Mare e Laghi Sicuri"

Sul Garda è attiva anche quest'anno l'operazione "Mare e Laghi Sicuri": dieci mezzi navali, 45 militari, quattro basi operative tra Salò, Desenzano, Bardolino e Torbole, più una sala operativa aperta 24 ore su 24. Ma l'obiettivo della Guardia Costiera non è solo intervenire dopo l'incidente: è la prevenzione, spiegata ai bagnanti lungo i lungolago con materiale informativo e indicazioni semplici che però, puntualmente, trovano riscontro nella cronaca.

Le regole che contano

Il primo punto è rispettare i divieti. Il laghetto Gerolotto, dove è morto Kamran Ahmed, non è balneabile: i cartelli lo segnalano, e l'assenza di un servizio di salvataggio, unita a fondali profondi e correnti, lo rende un bacino particolarmente rischioso.

La Guardia Costiera raccomanda di non fare il bagno da soli, di non affrontare lunghe distanze a nuoto, di non superare i gavitelli e di entrare in acqua gradualmente dopo l'esposizione al sole. Vanno evitate condizioni psicofisiche non ottimali e sottovalutate la bassa temperatura dell'acqua: a inizio maggio il sedicenne Badr Ouajil è morto tuffandosi da un pedalò a Desenzano, poche settimane dopo il diciannovenne Chamekh Firas è annegato nel lago d'Iseo, anche lui da un pontile.

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Consigli simili valgono per i fiumi, dove correnti e buche possono diventare pericolose in pochi istanti: attenzione ai cambi improvvisi di vento e temperatura, e mai entrare in acqua senza saper nuotare. Nell'Oglio quest'estate sono morti Hassan Hamayun, 23 anni, e Mamour Ndour, 28: nessuno dei due sapeva nuotare.

Il coraggio che diventa tragedia

C'è un filo che lega alcune di queste morti: il gesto di salvare qualcun altro. Alexandru Olaisiu Sorin si è sacrificato per un bambino; a giugno Cristi Vede, 27 anni, era morto nell'Oglio tentando di salvare il fratello trascinato dalla corrente. Gesti di generosità che mostrano quanto possa diventare pericoloso intervenire quando la situazione sfugge di mano.

In caso di crampi, il consiglio è mantenere la calma, distendersi sul dorso e chiamare aiuto. Prima di uscire in barca, invece, occorre controllare meteo, carburante e dotazioni di sicurezza, comunicare l'itinerario e consultare le ordinanze locali.

Non tutto, però, si può prevenire: lo ricordano la caduta fatale di don Giuseppe Degli Agosti, 88 anni, a Gardone il 30 giugno, e il malore che due giorni fa ha ucciso un turista tedesco di 66 anni in una piscina di Limone.

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