Innovazione aereaCronaca
23 interventi con sangue a bordo: l’elisoccorso di Brescia ora punta sui droni
La base bresciana ha completato circa 1.400 missioni nel 2025 e festeggia 40 anni insieme a Como e Milano.
La base dell’elisoccorso di Brescia festeggia 40 anni di attività. Entrata in servizio il 15 luglio 1986, ha celebrato il traguardo insieme alle basi di Como e Milano, attive dallo stesso anno, durante un incontro a Palazzo Lombardia con l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, il direttore generale di Areu Massimo Lombardo e i rappresentanti del Soccorso Alpino.
Oggi la rete lombarda dispone di cinque basi operative: Bergamo, Brescia, Como, Milano e Sondrio. Nel complesso vengono effettuate circa 6.000 missioni ogni anno. Nel 2025 da Brescia sono partiti circa 1.400 interventi, lo stesso numero registrato da Como. Seguono Sondrio con 1.200 missioni, Bergamo con 930 e Milano con 820.
Sangue a bordo e cure più avanzate
Tra le innovazioni più recenti c’è il progetto Blood on Board, esteso da giugno 2025 a tutte le basi regionali dopo la sperimentazione di Bergamo. Gli elicotteri dispongono di plasma e globuli rossi per il trattamento precoce dei pazienti colpiti da shock emorragico. In poco più di un anno il protocollo è stato applicato 141 volte in Lombardia, 23 delle quali dalla base bresciana.
Il servizio è attivo 24 ore su 24 e può sbarcare il personale anche senza il contatto dell’elicottero con il terreno. Negli anni ha inoltre sviluppato il volo notturno con visori, le operazioni con verricello, il volo stazionario e procedure clinico-assistenziali sempre più avanzate. Le missioni comprendono emergenze sanitarie, incidenti stradali, soccorsi in montagna e in valanga, trasferimenti urgenti tra ospedali, trasporto di organi ed équipe chirurgiche, oltre all’assistenza materna e neonatale.
Il direttore generale di Areu Massimo Lombardo ha indicato come obiettivo l’aumento dei voli e delle funzioni, anche con velivoli configurati per trasferire pazienti dagli ospedali secondari agli hub principali. L’obiettivo dichiarato è garantire lo stesso livello di assistenza in ogni area della Lombardia, dalle città alla pianura fino alle montagne.
La sperimentazione dei droni
Nel futuro del soccorso entrano anche i droni. Sono già sperimentati nella ricerca di persone scomparse: a pilotarli è un tecnico del Soccorso Alpino e le apparecchiature sono dotate di termocamere. L’impiego potrebbe ridurre i sorvoli degli elicotteri nei boschi e limitare i rischi per equipaggi e mezzi durante le bonifiche successive a una valanga.
Parallelamente, la Lombardia ha attivato il Soccorso Sanitario Avanzato in Ambiente Impervio, con 24 infermieri e 34 medici dotati di competenze sanitarie e tecnico-alpinistiche. Il servizio è pensato per portare cure avanzate dove maltempo, boschi, montagne o ambienti ipogei rendono difficile l’intervento dei mezzi tradizionali.





