La maxi-frode fiscaleCronaca
Fatture false e 134 milioni all'estero: perché una società di Nuvolera è nel mirino della GdF
Sequestro da 21 milioni di euro nell'inchiesta di Napoli su una presunta banca clandestina: coinvolte 16 società, una è bresciana

Trentuno indagati, sedici società coinvolte in tutta Italia e 134 milioni di euro finiti su conti stranieri. Sono i numeri di una maxi inchiesta della Procura di Napoli che questa mattina ha portato a un sequestro preventivo da oltre 21 milioni di euro, e che ha una diramazione anche nel Bresciano: tra le società colpite dal provvedimento, infatti, ce n'è una con sede a Nuvolera.
Il decreto e le società coinvolte
Il decreto di sequestro, emesso dal gip del Tribunale di Napoli, è stato eseguito dal Nucleo speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, con il supporto in queste ore anche dei militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia. Le società coinvolte sono 16, tutte attive nel commercio di materiali ferrosi: dieci si trovano in Campania, tre in Emilia Romagna e tre in Lombardia, tra Brescia e Monza. Le persone indagate a vario titolo per emissione e utilizzo di fatture false per operazioni inesistenti sono complessivamente 31.
Il meccanismo della "banca clandestina"
Al centro dell'inchiesta, coordinata dalla III sezione della Procura di Napoli specializzata in criminalità economica, c'è un sistema di cosiddetto "underground banking": una rete di società cartiere che, dietro l'apparenza di normali attività nel commercio di ferro, emettevano fatture per operazioni in realtà inesistenti. Le aziende reali pagavano quelle fatture con bonifici bancari; il denaro veniva poi trasferito su conti correnti all'estero e infine restituito in contanti alle società che avevano richiesto le fatture false, al netto di una commissione trattenuta dal sistema.
Il meccanismo consentiva un doppio vantaggio illecito: da un lato permetteva alle aziende di ottenere indebiti benefici fiscali, dall'altro rendeva possibile riciclare denaro contante facendolo rientrare nei circuiti legali, anche oltre confine. Le fatture false movimentate avrebbero superato, nel complesso, i 100 milioni di euro, mentre i fondi effettivamente trasferiti all'estero ammonterebbero a circa 134 milioni, indirizzati principalmente verso Germania, Irlanda, Cina, Danimarca e altri paesi europei come Spagna, Bulgaria, Belgio e Paesi Bassi.
Un'indagine partita da un acconciatore napoletano
Le indagini erano scattate nel 2024 da un'anomalia individuata su un conto corrente di un acconciatore di Napoli, e si inseriscono in un filone investigativo più ampio: già lo scorso gennaio la Procura partenopea aveva ottenuto cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di alcuni indagati della provincia di Napoli, ritenuti al centro dello stesso schema di banca clandestina basato sull'erogazione di contante in cambio di bonifici.
Le società cartiere individuate dagli investigatori presentavano tutti gli indicatori tipici del rischio frode: assenza di una sede operativa reale, mancanza di mezzi e dipendenti, e una vita societaria estremamente breve.





