Diplomazia diffusaPolitica
Brescia ha decine di città gemelle ma nessuno le conta: cosa nasconde il buco nei dati
Oltre cinquanta patti nella provincia, ma l'ultimo censimento ufficiale ha sedici anni. Castelletti racconta la diplomazia dal basso

Gemellaggi bresciani: la mappa (incompleta) di un tesoro diplomatico
Non esiste un database aggiornato. Nessun ministero tiene il conto esatto. Eppure i gemellaggi sono uno degli strumenti più concreti di diplomazia dal basso che i Comuni bresciani maneggiano da decenni. L'ultima fotografia ufficiale risale al 2010, firmata dall'Aiccre Lombardia: una cinquantina di patti. In sedici anni il numero è cresciuto, ma per averne certezza bisogna setacciare i siti comunali uno per uno.
Brescia capoluogo conta cinque gemellaggi attivi: Darmstadt (Germania), Logroño (Spagna), Troyes (Francia), Kaunas (Lituania) e Betlemme. A marzo 2025 il Consiglio comunale ha votato all'unanimità l'avvio dell'iter per Irpin, periferia nord-occidentale di Kiev.
La Francia domina, ma ci sono sorprese
La destinazione più gettonata dai municipi della provincia resta la Francia, con oltre venti accordi. A ruota Austria, Svizzera, Germania e Spagna. Poi i salti continentali: Desenzano è legata all'isola di Sal (Capo Verde), Tremosine a North Adams (Massachusetts), dove emigrarono in tanti dall'Alto Garda. Roncadelle e Castenedolo hanno scelto la Bosnia-Erzegovina, rispettivamente Zavidovici e Gradacac, come ponte umano dopo la guerra degli anni Novanta.
Come nasce un gemellaggio
L'input può arrivare dalla Giunta, da un comitato o da un singolo cittadino. Serve il via libera del Consiglio comunale e la notifica al Dipartimento Affari regionali della Presidenza del Consiglio e al Ministero degli Esteri. Spesso si nomina un comitato di gemellaggio con associazioni, imprenditori e realtà sportive. I fondi? Enti locali, bandi nazionali o europei.
Castelletti: «Il confronto è crescita»
«Le relazioni sono sempre state importanti per Brescia – spiega la sindaca Laura Castelletti –. Siamo partiti da Darmstadt nel dopoguerra, quando la Germania puntava sui gemellaggi per ricostruire fiducia. Con Logroño abbiamo imparato quanto cibo e vino contino nelle relazioni: loro la Rioja, noi la Franciacorta. Con Betlemme abbiamo costruito un gemellaggio sportivo intenso, portando qui squadre giovanili da tutte le città gemellate. Kaunas ci ha aperto lo sguardo sull'Europa orientale, sui temi della libertà e della democrazia».
L'ufficio Rapporti internazionali del Comune – che Castelletti chiama «il nostro Ministero degli Esteri» – tiene vivi i legami al di là dell'avvicendarsi dei politici. La sindaca conferma che Brescia è entrata anche in Eurocities, rete di città metropolitane che di solito accoglie realtà più grandi.
Il nodo del database fantasma
Resta il paradosso: l'Italia non ha un elenco aggiornato dei gemellaggi. L'ultimo report Aiccre ha sedici anni. Chi vuole sapere con chi è "imparentato" un Comune bresciano deve incrociare delibere consiliari, vecchi report e siti web. Una lacuna che stride con il peso diplomatico, culturale ed economico che questi accordi portano con sé.
Nel frattempo il Consiglio comunale di Brescia, tra una seduta fiume e l'altra, continua a tessere la sua tela internazionale. L'ultimo tassello, Irpin, è ancora da incastrare.





