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Minorenne pagata per sesso e "valutata" con un voto: cosa è successo tra Brescia e Bergamo

Confermate in appello le condanne per i due imputati coinvolti nel caso di prostituzione minorile tra le due province

Marco Bertolini

Illustrazione a corredo: Minorenne pagata per sesso e "valutata" con un voto: cosa è successo tra Brescia e Bergamo
Illustrazione a corredo: Minorenne pagata per sesso e "valutata" con un voto: cosa è successo tra Brescia e Bergamo

Due uomini, due province, un'unica vittima. È la sintesi di una vicenda giudiziaria che ha attraversato Brescia e Bergamo, con al centro una ragazza, oggi maggiorenne, a cui erano stati diagnosticati disturbi relazionali.

Nei giorni scorsi la Corte d'appello di Brescia ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'imputato bergamasco contro la sentenza di primo grado. L'imputato bresciano, invece, aveva già scelto di non appellare, beneficiando così della riduzione di un sesto della pena. Entrambi, giudicati con rito abbreviato, sono stati condannati a un anno di reclusione.

Le due vicende, parallele ma distinte

Le indagini, coordinate dalla Procura di Brescia, hanno ricostruito due episodi che non si intrecciano tra loro, pur riguardando la stessa parte offesa.

Il caso bergamasco coinvolge un medico che, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto nel proprio studio un rapporto sessuale orale dalla ragazza, sua paziente e dipendente, quando questa aveva meno di 18 anni. Il compenso sarebbe stato di 35 euro. Dalle indagini sarebbe emerso anche un dettaglio inquietante: un voto assegnato alla prestazione. Nelle motivazioni della sentenza di primo grado si legge che è «pacifico» che l'imputato conoscesse l'età della vittima, essendo il suo medico di base.

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Il caso bresciano ha invece origine sui social. Al primo incontro tra i due non sarebbe accaduto nulla di rilevante. Sarebbe seguito un rapporto sessuale senza pagamento, poi altri tre episodi retribuiti, avvenuti in automobile. Le cifre indicate dalla ragazza variano: «la prima volta 20 euro, la seconda 150, la terza tra i 20 e i 40». Sempre secondo la vittima, l'uomo «sapeva che avevo 17 anni al momento dei fatti». Anche le chat esaminate dagli investigatori confermerebbero che l'imputato fosse consapevole della minore età della ragazza.

Un tentativo di suicidio, ma episodio distinto

Nel periodo in cui si sono svolti i fatti, la parte offesa è stata ricoverata anche per un tentativo di suicidio. Dagli accertamenti, tuttavia, questo episodio risulterebbe estraneo alle vicende oggetto del procedimento penale.

Con il rigetto dell'appello bergamasco e la rinuncia all'impugnazione da parte del bresciano, le condanne a un anno di reclusione per entrambi gli imputati diventano ora definitive.

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