L'odissea di un pazienteCronaca
Quasi 16 ore tra due pronto soccorso: la storia (vera) che ha scosso la sanità bresciana
Un medico bresciano racconta in una lettera aperta l'odissea vissuta dalla moglie tra Spedali Civili e Poliambulanza prima del ricovero

Undici ore del mattino del 18 luglio. Le due e quaranta della notte successiva. In mezzo, quindici ore e 40 minuti passate a rincorrere una diagnosi tra due pronto soccorso di Brescia. È il racconto che il dottor Paolo Lanzani ha voluto rendere pubblico in una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, all'assessore al Welfare Guido Bertolaso e ai direttori degli ospedali bresciani.
Al centro della vicenda c'è la moglie del medico, arrivata agli Spedali Civili con un forte dolore al fianco destro e il sospetto di un'appendicite. Le viene assegnato un codice azzurro e viene sistemata su una barella, in attesa insieme ad altri pazienti. Secondo il racconto di Lanzani, molti di loro attendevano da oltre dieci ore, in un ambiente freddo, costretti a coprirsi come potevano per non patire il gelo.
La fuga verso un altro pronto soccorso
Verso le 18, con l'attesa diventata insostenibile, la coppia decide di lasciare il Civile e di dirigersi verso la Poliambulanza. Qui il percorso ricomincia da zero: triage, prelievi, esami. La prima visita arriva solo poco dopo le 23, seguita da un'ecografia, una nuova valutazione e una consulenza ginecologica.
Il ricovero in Chirurgia generale arriva finalmente alle 2.40 della notte. La mattina successiva la donna viene operata, confermando la diagnosi sospettata fin dall'inizio.
«Non è colpa degli operatori»
Lanzani, nella sua lettera, precisa che la responsabilità non è del personale sanitario, al quale rivolge un ringraziamento esplicito. Secondo il medico, gli operatori sono spesso «le prime vittime» di un sistema che non riesce più a garantire condizioni adeguate né ai pazienti né a chi lavora in corsia. La causa, scrive, è «il risultato di anni di riduzione delle risorse, tagli ai posti letto, carenze organizzative e incapacità di programmare un sistema sanitario realmente efficiente».
I numeri della sanità lombarda
Il caso si inserisce in una fotografia più ampia. Il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) relativo al 2024 pone la Lombardia al sesto posto tra le regioni italiane: 96 punti su 100 per la prevenzione, 89 per l'assistenza territoriale, 85 per quella ospedaliera. Sul fronte delle liste d'attesa, secondo Agenas, nel primo semestre 2026 la regione ha raggiunto l'81,8% di rispetto dei tempi massimi per le prime visite e l'85,5% per gli esami diagnostici, restando però rispettivamente al nono e decimo posto nella classifica nazionale.
Lanzani ha annunciato l'intenzione di lanciare a breve una petizione sul tema, invitando i cittadini a firmarla: «Spero che questo mio spazio dia voce alle migliaia di persone fragili che subiscono in silenzio queste palesi ingiustizie».





