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Fatture false e rifiuti fantasma: come sono spariti 6 milioni di euro a Brescia

Scoperta una rete di società cartiera tra Italia e Slovacchia usata per far perdere le tracce di materiali ferrosi: due persone ai domiciliari

La Redazione

Illustrazione a corredo: Fatture false e rifiuti fantasma: come sono spariti 6 milioni di euro a Brescia
Illustrazione a corredo: Fatture false e rifiuti fantasma: come sono spariti 6 milioni di euro a Brescia

Un buco da oltre 6 milioni di euro, costruito fattura dopo fattura, dietro una rete di società che sulla carta esistevano ma nella realtà non facevano nulla. È quanto ha ricostruito un'indagine coordinata dalla Procura distrettuale di Brescia, chiusa con due arresti domiciliari.

Il meccanismo delle società cartiera

Al centro dell'inchiesta c'è un sistema di società cartiera, con sede sia in Italia che all'estero — in particolare in Paesi con legislazione slovacca — utilizzato per gestire il commercio di rifiuti ferrosi. Queste società, secondo quanto emerso dalle indagini, non avevano un reale contenuto economico: servivano solo a rendere difficilmente ricostruibili le quantità di materiale effettivamente movimentato e a far perdere le tracce della provenienza dei profitti.

Il risultato, secondo gli investigatori, è stato un giro di affari illecito stimato in circa 5 milioni di euro, generato attraverso operazioni commerciali formalmente in regola ma prive di sostanza reale.

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Chi ha condotto le indagini

L'operazione ha visto lavorare insieme la Procura distrettuale di Brescia, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia e il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata. Un lavoro congiunto che ha permesso di ricostruire l'intera filiera del traffico illecito di rifiuti e delle fatture fittizie, per un valore complessivo che supera i 6 milioni di euro.

I due arresti

Al termine delle indagini sono state individuate due persone ritenute responsabili dell'emissione delle fatture false. Per entrambe è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre restano da chiarire eventuali ulteriori responsabilità all'interno della rete di società coinvolte nel meccanismo.

Le indagini, al momento, non hanno reso pubblici ulteriori dettagli sull'identità delle due persone coinvolte né sull'ampiezza della rete societaria oltre a quanto già ricostruito dagli investigatori.

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