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Il dietrofront del ComunePolitica

Salario minimo comunale, Brescia cancella tutto dopo la sentenza: «Lo avevamo detto ad aprile»

La Giunta dichiara inapplicabile la delibera di ottobre 2025. Pluda (Cisl): «Era un pretesto politico, non ci hanno ascoltato»

La Redazione

Illustrazione a corredo: Salario minimo comunale, Brescia cancella tutto dopo la sentenza: «Lo avevamo detto ad aprile»
Illustrazione a corredo: Salario minimo comunale, Brescia cancella tutto dopo la sentenza: «Lo avevamo detto ad aprile»

Aveva ragione chi diceva che sarebbe finita esattamente così. Lunedì 27 luglio, nel Consiglio comunale di Brescia, un'interrogazione della minoranza ha messo con le spalle al muro la Giunta su un tema che da due anni infiamma il dibattito politico cittadino: il salario minimo comunale.

La retromarcia forzata

La delibera approvata a ottobre 2025 — che imponeva un trattamento economico di almeno 9 euro l'ora per chiunque lavorasse per o con il Comune, incluse ditte di appalti e concessioni — è stata dichiarata formalmente inapplicabile. La causa? La pronuncia della Corte costituzionale, che ha reso quella previsione impossibile da mantenere in piedi.

Un esito che Alberto Pluda, segretario generale della Cisl bresciana, aveva anticipato con mesi di anticipo: «Avevamo ragione quando ad aprile, facendo presente i pronunciamenti della Consulta, avevamo suggerito che la Giunta ritirasse autonomamente la sua delibera prima di essere costretta a farlo. Non ci hanno ascoltato».

La genesi della proposta

La storia parte nel giugno 2024, quando il Movimento 5 Stelle bresciano lancia una proposta che ricalca esperienze già viste a Firenze, Livorno, Bacoli e Pollezzano: una soglia minima salariale garantita per tutti i rapporti di lavoro con l'ente pubblico. La maggioranza di centrosinistra recepisce l'idea e la traduce in delibera nell'ottobre 2025.

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Ma per Pluda si è trattato fin dall'inizio di un'operazione politica: «A Brescia questa proposta è una prova generale per capire se è percorribile nei fatti — aveva dichiarato — un'apertura della maggioranza al Movimento 5 Stelle, che è sì fuori da Palazzo Loggia ma che non intende stare fuori dalle politiche».

I numeri che contano

Il sindacalista snocciola un dato che ridimensiona la portata pratica della misura: il 97% dei contratti collettivi nazionali prevede già minimi salariali ben superiori a 9 euro l'ora. «La dignità del lavoro la assicurano i contratti, non i proclami di chi pensa di poter fare a meno delle parti sociali», ha ribadito Pluda in Consiglio comunale, dove la Cisl rappresenta complessivamente oltre 200mila lavoratori bresciani.

Cosa resta dopo lo stop

L'assessore al Bilancio ha confermato che il Comune aveva inserito il riferimento al salario minimo nei disciplinari di gara, ma dopo la sentenza della Consulta quella strada è chiusa. Sopravvivono i controlli sui contratti collettivi, i giudizi di equivalenza e le verifiche sugli appalti. Ed è proprio su questo fronte che la Cisl rilancia: «Basta verificare qual è il contratto di inquadramento dei lavoratori. Deve essere il Comune a impedire l'accesso ai bandi ad aziende che ricorrono a contratti pirata».

Pluda chiude con un auspicio che suona come un avvertimento: «Speriamo che dialogo sociale e partecipazione diventino per Palazzo Loggia qualcosa di più che semplici parole».

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