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Truffa agli anzianiCronaca

Ferro da stiro a 7mila euro, Ferrari pagate con le pensioni: rinvio a giudizio per 6

Oltre 1200 vittime in tutta Italia, un centinaio nella provincia di Brescia: chiesto il processo per l'organizzazione di venditori "porta a porta"

La Redazione

Illustrazione a corredo: Ferro da stiro a 7mila euro, Ferrari pagate con le pensioni: rinvio a giudizio per 6
Illustrazione a corredo: Ferro da stiro a 7mila euro, Ferrari pagate con le pensioni: rinvio a giudizio per 6

Un ferro da stiro, un set di pentole, un materasso: oggetti comuni diventati la leva di una truffa da milioni di euro, pagata da donne anziane con la pensione minima. La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone ritenute responsabili di un'organizzazione criminale dedita a estorsioni e truffe attraverso le vendite "porta a porta". Le vittime accertate sono oltre 1200, sparse in numerose province italiane: circa un centinaio risiedono nel Bresciano.

Come agiva l'organizzazione

Secondo quanto ricostruito dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Padova, il gruppo era radicato nel padovano ma operava in tutta la penisola attraverso una società di vendite a domicilio con sede nel veneziano. Gli indagati acquistavano elenchi di nominativi da altre aziende del settore e, tramite una rete di agenti, battevano casa per casa aree già individuate, certi di trovare anziane, casalinghe e persone sole.

Una volta entrati in casa, convincevano le vittime che un contratto firmato anni prima le obbligasse ad acquistare nuovi prodotti casalinghi — pentole, materassi, poltrone reclinabili, dispositivi di magnetoterapia — presentati come di qualità ma in realtà di scarso valore. Il prezzo richiesto oscillava tra i 5.000 e i 7.000 euro, quasi sempre tramite finanziamenti attivati con società di credito al consumo.

Le pressioni e le minacce

In diversi casi i venditori si ripresentavano dopo mesi per imporre nuovi acquisti e far rimodulare i finanziamenti già in corso, allungandone durata e rate. Chi resisteva veniva minacciato di azioni legali. Un caso citato dagli investigatori riguarda una vittima del padovano che in tre anni ha ricevuto quattro visite ed è stata costretta a spendere 22.000 euro, più 3.000 di interessi su un finanziamento prolungato fino al 2030.

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I sequestri e il tenore di vita

Il provvedimento arriva dopo le misure cautelari disposte a gennaio dal gip di Padova nei confronti dei capi dell'organizzazione: una custodia in carcere, due arresti domiciliari e il sequestro preventivo di 2,5 milioni di euro, tra orologi, gioielli, abbigliamento firmato e altri beni. Le indagini erano partite dai controlli sul tenore di vita di alcuni soggetti padovani, abituali frequentatori della movida locale a bordo di auto di lusso, in evidente contrasto con quanto dichiarato al fisco.

I ricarichi sui prodotti venduti arrivavano fino all'800%, mentre le società di finanziamento riconoscevano provvigioni per ogni credito concesso. Un giro d'affari che, secondo gli inquirenti, ha permesso ai principali indagati vacanze di lusso, cene in ristoranti esclusivi, capi delle maison più prestigiose e il noleggio di Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

Sequestrato anche materiale documentale in altre società con sede a Roma, Treviso, Mantova e Lecce, ritenute conniventi nello scambio di elenchi di potenziali vittime.

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