Report UniBSCronaca
Un ricatto su tre: cosa svela il report shock di UniBS sulle molestie
Le 160 pagine dell'indagine su 2500 intervistati raccontano ricatti, avances e persino uno stupro tra gli studenti bresciani

Foto oscene, inviti espliciti, ricatti legati agli esami, tocchi non graditi. Sono solo alcuni degli episodi raccontati nelle 160 pagine della versione completa dell'indagine conoscitiva sulla violenza di genere e le molestie nell'Università degli Studi di Brescia, che il Corriere è riuscito a visionare.
Il documento raccoglie decine di testimonianze dirette e i risultati di un questionario da 40 domande, compilato da quasi 2500 persone tra studenti, docenti e personale amministrativo. Il dato più netto: uno su tre dichiara di aver subito almeno un episodio di violenza o molestia in ambito universitario. La percentuale sale al 43% tra le donne e arriva al 50% tra chi non definisce il proprio genere.
Le testimonianze delle studentesse
Tra i racconti raccolti ci sono docenti che «rinomatamente hanno relazioni con studentesse» o che le «contattano sui social», ed episodi di presunti ricatti legati agli esami, con proposte di aiuto allo studio in cambio di contatti privati. Non mancano richieste sessuali esplicite, commenti sull'aspetto fisico e mail con «apprezzamenti fisici e proposte di incontri».
I dipartimenti più coinvolti negli episodi di sessismo sono ingegneria e medicina, con frasi come «ingegneria è per uomini» o inviti a non scegliere chirurgia perché «non è da donne, poi avete figli». Segnalazioni arrivano anche dal fronte maschile e da studenti omosessuali, vittime di stereotipi e pregiudizi.
Violenze fisiche e ambiente sanitario
Il report descrive contatti non richiesti, dai baci sulle guance ai palpeggiamenti, fino a un caso in cui una vittima racconta di essere stata chiusa in uno studio e costretta a baciare l'aggressore, riuscendo poi a divincolarsi. Emerge anche il racconto di uno stupro, seguito da mesi di persecuzioni.
L'ambiente sanitario viene definito dalla stessa indagine come quello «in cui proliferano di più i comportamenti molesti». Le testimonianze riferiscono di tirocinanti insultate per l'aspetto fisico, di primari che avrebbero lasciato intendere favori sessuali in cambio di opportunità di carriera, e di dottori che scherzavano su casi di revenge porn.
Il muro del silenzio
Molte delle persone coinvolte spiegano perché non hanno denunciato: il timore che la segnalazione si ritorca contro chi la fa, la paura di compromettere la carriera accademica o la sensazione che le denunce «non portino mai a nulla». Altri raccontano invece di aver notato piccoli miglioramenti nel tempo.
L'università, va ricordato, ha promosso autonomamente questa indagine per far emergere il fenomeno e ha già avviato iniziative sul tema, che l'ateneo intende rendere più incisive nei prossimi mesi.





