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Allarme batteriologicoGarda

Cosa sta finendo nelle acque del Garda? I dati provano una forte criticità su sei stazioni d'analisi

La Goletta dei Laghi di Legambiente lancia l'allarme: sei stazioni su sei contaminate da batteri fecali nei punti di immissione sulla sponda lombarda

Chiara Bonomi

Illustrazione a corredo: Cosa sta finendo nelle acque del Garda? I dati provano una forte criticità su sei stazioni d'analisi

C'è un verdetto inquietante che pesa sulla sponda lombarda del più grande bacino d'acqua dolce d'Italia, e i risultati rischiano di scuotere residenti e turisti. La campagna Goletta dei Laghi 2026 di Legambiente ha analizzato lo stato di salute del bacino del Benaco e l'esito emerso durante l'incontro pubblico a Desenzano del Garda è tutt'altro che rassicurante.

Su sei stazioni sottoposte al campionamento dei batteri fecali, tutte e sei hanno dato risultati fortemente negativi. Un dato che riaccende i riflettori sulla sicurezza delle acque in alcuni punti specifici della sponda bresciana.

I punti neri: torrenti e rii fuori controllo

Secondo quanto denunciato da Legambiente, le criticità maggiori non provengono dal centro del bacino, ma si concentrano nei punti di immissione. I risultati più preoccupanti arrivano infatti da torrenti e rii che, sfociando direttamente nel lago, portano con sé un pesante carico di inquinanti batterici.

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La Sentinella Bresciana

Questi corsi d'acqua minori si immettono nel Garda senza essere convogliati nel sistema di collettamento e senza subire alcun processo di depurazione. La nota dolente, evidenziata dall'associazione ambientalista, è che si tratta degli stessi identici punti che risultano inquinati anno dopo anno. Nonostante la ripetitività del fenomeno, Legambiente denuncia la mancanza di verifiche e indagini approfondite da parte degli enti preposti per individuare e bloccare l'origine storica delle contaminazioni.

Il delicato equilibrio tra turismo, clima e specie invasive

La presentazione dei dati, avvenuta nella Sala Brunelli del Palazzo Comunale di Desenzano, ha offerto una panoramica a 360 gradi sulle minacce che assediano il Garda. Elena Ferrario, vicepresidente di Legambiente Lombardia, ha lanciato un avviso chiaro sui modelli di sviluppo futuri: un turismo basato sul consumo del territorio, sulla cementificazione delle rive e sulla riduzione della permeabilità del terreno non è più sostenibile. Soprattutto considerando che il Garda è un ecosistema fragile, fortemente esposto agli impatti dei cambiamenti climatici, ma anche una risorsa vitale che, dopo la depurazione, rifornisce i nostri acquedotti.

Durante il convegno, moderato da Beatrice Zanardo, sono stati affrontati anche altri temi cruciali per la biodiversità:

  • L'invasione del siluro: l'idrobiologo Fabrizio Merati ha illustrato la complessa gestione delle specie alloctone che minacciano la fauna originaria.
  • Le nuove tecnologie di monitoraggio: l'idrobiologo e ittiologo Massimo Pascale ha spiegato come l'analisi dell'eDNA (DNA ambientale) consenta oggi di mappare le popolazioni ittiche con precisione inedita.
  • La tutela della flora: il biologo Daniele Zanini (Orto Botanico di Monte Baldo) ha ricordato il ruolo del Garda come scrigno di biodiversità, mentre Sonia Bozza (vicepresidente di Acque Bresciane) ha fatto il punto sulla complessa gestione del servizio idrico integrato.

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