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Infanzia e fedeCultura

Un bambino di 4 anni sale in cima al Guglielmo: sessant'anni dopo il suo gesto è ancora vivo

Il pellegrinaggio al Redentore ripercorre la storia del piccolo Montini e del restauro voluto da Paolo VI

Elena Consoli

Illustrazione a corredo: Un bambino di 4 anni sale in cima al Guglielmo: sessant'anni dopo il suo gesto è ancora vivo
Illustrazione a corredo: Un bambino di 4 anni sale in cima al Guglielmo: sessant'anni dopo il suo gesto è ancora vivo

C'è un bambino di quattro anni e mezzo che, vestito da chierichetto, sale lungo sentieri impervi fino a quasi duemila metri di quota. È l'agosto del 1902 e su quella vetta, tra i venti della Valtrompia e del lago d'Iseo, viene inaugurato un monumento al Redentore davanti a diecimila fedeli. Quel bambino si chiama Giovanni Battista Montini: un giorno sarà papa.

Il filo che lega il Guglielmo a Roma

La festa al Redentore — organizzata dall'Associazione culturale Redentore Gölem di Gardone Val Trompia — ha portato anche ieri decine di persone in cima al monte Guglielmo. La messa è stata celebrata da monsignor Carlo Bresciani, che ha ricordato come «anche il cammino della fede è una salita ricca di fatica e soddisfazioni». Sullo sfondo, una storia lunga oltre un secolo.

Tutto comincia alla fine dell'Ottocento, quando papa Leone XIII lancia un'idea ambiziosa: erigere venti monumenti al Redentore sulle vette più alte della penisola. Per la Lombardia la scelta cade sul profilo del Guglielmo. A guidare il comitato bresciano per la costruzione viene chiamato Giorgio Montini, giornalista e figura di spicco del cattolicesimo sociale, padre di Giovanni Battista.

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Quintali di pietra e una folla oceanica

Fu un'impresa titanica per l'epoca: quintali di materiale vennero trasportati a dorso di mulo lungo sentieri di montagna. Il 24 agosto 1902 il monumento fu finalmente inaugurato. In prima fila, insieme al fratello Lodovico, alla nonna e al padre Giorgio, quel piccolo Montini respirò l'aria frizzante della vetta e la solennità della chiesetta di pietra. Un ricordo destinato a non svanire mai.

Il salvataggio sessant'anni fa

Negli anni Sessanta l'usura del tempo e il clima d'alta quota riducono il Redentore a un rudere pericolante. Ma Paolo VI non ha dimenticato le sue radici. Nel dicembre 1963, a pochi mesi dall'elezione, riceve in udienza i vertici della Diocesi di Brescia e pronuncia parole chiare: il monumento del padre va salvato.

A settembre del 1966 — sessant'anni fa — il Redentore rinasce grazie al sostegno morale e affettivo del Papa. Oggi una statua di san Paolo VI guarda il monumento, suggellando un legame che si è fatto eterno.

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