Salta al contenuto

Il processo e le testimonianzeCronaca

Piazza Loggia, l'ex autista di Buzzi in aula: "Da un anno non ci parlavamo più"

Al processo Zorzi tre testimoni ricostruiscono gli ultimi mesi di Ermanno Buzzi prima della strage del 1974

Marco Bertolini

Illustrazione a corredo: Piazza Loggia, l'ex autista di Buzzi in aula: "Da un anno non ci parlavamo più"

Chi era davvero l'uomo che per anni guidò l'auto di Ermanno Buzzi, la figura ritenuta centrale nella fase esecutiva della strage di piazza della Loggia? A raccontarlo, per la prima volta con questo livello di dettaglio, è stato lui stesso: Paolo Pederzani, ex amico e autista del neofascista, sentito come testimone nella nuova udienza della Corte d'Assise di Brescia nel processo a carico di Roberto Zorzi.

Pederzani ha spiegato di aver frequentato Buzzi fino a circa un anno prima dell'attentato del 28 maggio 1974. «Ci siamo allontanati per scelte di vita», ha dichiarato, raccontando che il neofascista aveva iniziato a frequentare ambienti di Ordine Nuovo e persone provenienti da Verona. «Da quel momento non aveva più bisogno di un autista», ha aggiunto.

Il controesame e le versioni che cambiano

Durante il controesame, il difensore di Zorzi, l'avvocato Stefano Casali, ha messo a confronto le nuove dichiarazioni con i verbali del 1995 e del 2016, nei quali Pederzani aveva parlato di Ordine Nuovo di Milano e non di Verona. Il testimone ha risposto: «Oggi mi viene in mente Verona, ma se allora ho parlato di Milano sarà così».

Pubblicità

La Sentinella Bresciana

Pederzani ha inoltre ricordato alcune frequentazioni dell'epoca — Ombretta Giacomazzi, Cosimo Giordano, Ferdinando Trappa e i fratelli Papa — e, mostrata una foto di Roberto Zorzi, ha dichiarato di non averlo mai visto. Ha infine definito «conflittuali ma buoni» i rapporti tra Buzzi e l'allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino, che secondo il testimone gli avrebbe proposto un lavoro in cambio di informazioni sull'amico.

Gli altri testimoni: da Abano Terme a Verona

In aula è stato ascoltato anche Maurizio Zotto, che ha confermato quanto già riferito nei precedenti processi. Ha ribadito che il 25 maggio 1974, tre giorni prima della strage, Maurizio Tramonte gli disse, uscendo da una riunione preparatoria ad Abano Terme: «Sono tutti pazzi». Zotto ha spiegato di non aver mai chiesto il significato di quella frase e di aver sentito Tramonte parlare di esponenti di Ordine Nuovo provenienti da Mestre, Venezia, Rovigo e Padova, senza alcun riferimento a Verona.

Ha deposto infine Walter Simone, ex militante veronese di Ordine Nuovo, condannato negli anni Settanta per ricostituzione del partito fascista. Il testimone ha dichiarato di essersi occupato esclusivamente di propaganda e di non aver avuto rapporti con gli ambienti bresciani. Tra gli esponenti più attivi del gruppo veronese ha citato Marco Toffaloni, Rita Stimamiglio e Paolo Marchetti, aggiungendo che Roberto Zorzi «era conosciuto a Verona ed era vicino a Ordine Nuovo».

Leggi anche

CAPITALE CULTURA
CAPITALE CULTURA