Sentenza risarcimento danniBrescia città
Il Comune di Brescia deve pagare 67mila euro: ecco chi li riceverà e perché
La Corte d'Appello ribalta ancora la causa sulla malamovida al Carmine, avviata più di dieci anni fa

Una causa che dura da oltre un decennio, quattro gradi di giudizio, e un verdetto che potrebbe non essere ancora l'ultimo. La Corte d'Appello di Brescia ha condannato il Comune a risarcire 67.620 euro, oltre alle spese legali, a Gianfranco Paroli, fratello dell'ex sindaco della città, e alla moglie Piera Nava.
Al centro della vicenda i rumori della movida notturna nel quartiere Carmine, che secondo la coppia hanno causato danni tali da giustificare la richiesta di risarcimento avanzata già nel 2012.
Un'altalena di sentenze
La storia giudiziaria è complessa. Il primo grado aveva dato ragione ai Paroli, ma la sentenza era stata ribaltata in Appello. La Cassazione, nel 2023, aveva però annullato quel verdetto rinviando il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello, che ora ha deciso nuovamente a favore della famiglia.
La pronuncia della Cassazione del 2023 ha stabilito un principio considerato dagli esperti di rilievo: i Comuni, in quanto proprietari e custodi di strade e aree pubbliche, possono essere ritenuti responsabili delle immissioni acustiche che provengono dal suolo pubblico. Una sentenza definita "storica" da chi segue la materia, perché apre la strada a responsabilità dirette degli enti locali per il disturbo causato dalla movida.
Non è ancora finita
La decisione della Corte d'Appello non è definitiva: il Comune di Brescia potrebbe presentare ricorso in Cassazione, aprendo così un quinto capitolo di questa vicenda giudiziaria.
Nel frattempo, sul fronte della malamovida al Carmine, resta aperto anche un altro contenzioso: più di 70 residenti del quartiere hanno chiesto al Comune un risarcimento complessivo superiore ai 2 milioni di euro. Una richiesta che, alla luce di quanto stabilito dalla Cassazione, potrebbe trovare terreno più fertile rispetto al passato.
Resta da capire quale sarà la prossima mossa della Loggia, ora chiamata a valutare se accettare la sentenza o proseguire la battaglia legale davanti alla Suprema Corte.
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